E aperse un uscio.
Poi continuò:
— Ritirati qua dentro; fa il tuo esame di coscienza; convinciti che lottare con me è tempo e fatica sprecati e, quando ti sarai un pochino fatta più calma, io ti verrò a raggiungere; ma non ti nasca lo stolto pensiero di sottrarti alle mie volontà... sono generoso: ti concedo una remora, ma, come direbbe il mio messere Apollonio, quod difertur non aufertur!
E spinse la fanciulla nell’attigua stanza, dopo averle posto fra mani un lumicino che accese alla lampada ardente su di un tavolo.
Era una cameretta disadorna, in cul di sacco, col solo uscio per cui Bianca vi era acceduta, una sola finestra sprangata di ferro ed aperta su la campagna, un piccolo e semplice letticciuolo, due sedie ed una panca.
Bianca si lasciò cadere su di questa, appoggiò i gomiti alle ginocchia, il volto alle palme, e stette qualche tempo lacrimando sommessa, tutta assorbita nei suoi dolorosi pensieri.
Pierluigi si affrettò a rinchiudere l’uscio a chiave e ad allontanarsi con la chiave in tasca.
Alla remora concessa alla infelice giovinetta ed alla sollecitudine di nasconderla e di scostarsi da lei, lo costringeva un convegno preso sin dal meriggio co’ suoi due capitani Savelli ed Orsino, i quali lo avevano pregato di riceverli la sera, per concertarsi secolui intorno alla spedizione contro ai Colonna.
L’Orsino era congiunto alla di lui moglie Gerolama di Pitigliano, epperò non voleva potesse essere in alcun modo testimone di quelle sue scapate da discolo.
Non aveva infatti così allontanato la fanciulla, che il solito Trentacoste gli annunziò i due capitani.