Pierluigi li ricevette con ostentata affabilità, udì quanto dovevano esporgli in punto a quella spedizione; assentì ad ogni loro osservazione e proposta, affine di troncare al più presto il colloquio e — a pena l’ebbero lasciato libero — licenziò Trentacoste, si chiuse in camera da solo, e si slanciò ansioso in quella attigua, dove trovavasi Bianca.

La sventurata fanciulla — come abbiamo detto — erasi gittata su di una panca in uno stato di profondo abbattimento. Dopo il primo stupore — durante il quale nemmanco s’era avuta agio di riannodare e comporre le proprie idee scombuiate — la infelice concentrò ogni suo pensiero su lo imminente pericolo, che le sovrastava, ed un brivido freddo, come di morte, le serpeggiò per tutte le fibre sino ad agghiadarle il core. La speranza, ultimo barlume di fede, che scoppietta ed illumina di fuggevoli guizzi anche l’agonia, le suscitò un momento nell’animo l’idea della fuga. Epperò — rizzatasi di sbalzo — corse prima all’uscio, che trovò chiuso di fuori a chiave, poi si dètte a tastare ansiosamente le quattro pareti della stanza nella illusoria fiducia potessero offrirle qualche àdito nascosto, od aprirsi d’improviso al suo contatto per virtù d’arte maga, o divino volere della providenza. Delusa, si ritrasse nel vano della finestra, si provò inutilmente a scuoterne le sbarre di ferro, che — comunque esigue ed arrugginite — non si smossero d’una linea sotto i suoi deboli sforzi e, finalmente, spossata anche più da tale ultimo vano tentativo, si appoggiò de’ cubiti sul davanzale e tornò a rompere in pianto.

Era da poco in quella postura e così assorta nel proprio affanno disperato, da non badare tampoco a quanto cadevagli sotto i sensi; alloracchè sentì sfiorarle la fronte un ardente soffio.

Alzò la testa e si vide dinanzi una faccia d’uomo così orribile e mostruosa, che a tutt’altri ed in tutt’altra occasione, avrebbe fatto rizzare i capelli in testa per lo spavento.

Ma a lei non punto.

Ella, invece, parve tutta rasserenarsi a quella sgradevole vista e — stendendo le braccia fuori della inferriata e soffocando a stento un’esclamazione di gioia, che stava per eromperle dal petto:

— Terremoto? — sclamò il più che potè a bassa voce — oh, salvami! salvami!

— Il Farnese? — domandò il gigante, riassumendo tutte le possibili dimande in questo semplice ed aborrito nome.

— È qui presso — rispose Bianca — nell’attigua stanza.... ma non può tardare a raggiungermi!

Terremoto si pose un dito su le labra indicandole di tacere; lanciò una occhiata d’ogni intorno per accertarsi di non essere osservato; quindi — fatto segno alla fanciulla di scostarsi dalla finestra — ne afferrò le sbarre con le due mani e curvandosi su la enorme persona e puntellandosi de’ piedi contro lo zoccolo del muro esterno — cominciò a trarle a sè.