— Sì, Terremoto: come voi lo avete così bene arguito, donna Bianca è appunto nelle mani di Pierluigi Farnese.... ho udito io, con queste mie orecchie, la persona che l’ha rapita dar ordine ad un suo sgherro di portarla nella tenda di quel mostro e vi assicuro, Terremoto, che se io non fossi qui sotto toppa, prigioniero, schiavo....
— Eh, non c’è uopo vi scarmaniate a giurarmelo.
— Andate, dunque voi stesso.... correte.... strappatela, se vi riesce, alle ugne di quel maledetto.
— Non perdo un istante!
— Un momento, qual’è il vostro nome vero?
— Arcangelo Rinolfo, a servirvi, messere.
Neruccio si curvò un tratto sul tavolino; intinse stentatamente una delle penne d’oca nel calamaio di peltro, il cui inchiostro era già a mezzo essicato e, con essa tracciò su la lacuna lasciata in bianco nel salvocondotto tolto ad Olimpia de’ Marazzani il nome di Arcangelo Rinolfo.
Ciò fatto, porse il foglio al colosso e:
— Prendete — gli disse — con questo potrete facilmente introdurvi e liberamente circolare nel campo de’ papalini.
— Cos’è? — gli chiese Terremoto, guardando con stupore il foglio che doveva essere da tanto.