Dal vociare, che l’appello del Farnese, aveva d’improviso suscitato per tutto l’accampamento, gli era stato ovvio il comprendere come non dovesse tardar molto ad essere inseguito; epperò, abbandonando la strada e cacciandosi tra l’intricato meandro di quella boschina, si sottraeva meglio alla vista de’ suoi inseguitori e poteva tirare inanzi anche un po’ più a rilento, con minor tema di essere raggiunto.
Come si ritenne alquanto al securo, Bianca volle assolutamente scendere dalle sue spalle e camminare ella pure pedestre, per non stancarlo soverchio.
Volle bene opporvisi il divoto vassallo e, con mille goffe proteste e più goffe preghiere, indurla a rimanersene al proprio posto; ma non ci fu modo. La sventura aveva così temprato l’animo gentile della giovinetta, ch’ella non divideva più gli aristocratici pregiudizi della propria casta gentilesca e considerava l’ottimo Rinolfo, non più come un servo, ma come il più affezionato degli amici. Provava, quindi, vergogna e quasi una specie di rimorso nello imporgli quella parte umiliante di bestia da soma.
Necessariamente una simile risoluzione di Bianca obligò il gigante a restrignere le seste delle proprie gambe e a far passi più brevi e meno frequenti; locchè equivaleva ad una considerevole perdita di tempo ne’ progressi della loro evasione.
A un tratto il calpestio precipitoso di parecchi cavalli giunse alle loro orecchie.
Il rumore proveniva dal campo pontificio. Non c’era, quindi, da prendere equivoco: su ciascuno di quei cavalli doveva tenersi in arcione un nemico.
Terremoto si arrestò. Bianca, sbigottita, si restrinse tutta al suo fianco, com’ellera, che, per reggersi ritta, cerca di abbarbicarsi ai robusto tronco dell’olmo.
Siccome la boscaglia, per cui s’erano messi i nostri due fuggiaschi, andava vie via, assottigliandosi, sino a formare un angolo acutissimo che, alla sinistra, aveva per lato la strada battuta ed, alla destra, l’aperta campagna; tornava inevitabile che quei cavalieri, se pur seguivano la strada, com’era a supporsi, dovessero transitare a poca distanza da loro; attalchè il più leggero scricchiolìo d’un ramo, il minimo stormir di una foglia poteva destarne i sospetti, attirarne l’attenzione e determinare la loro perdita.
La fanciulla perciò dette un buon consiglio al suo salvatore: quello di coricarsi tra le alte erbe e gli sterpai che ingombravano il suolo del bosco e rimanervi immobili sino a che i loro segugi fossero oltre trascorsi.
E così fecero.