— Canchero! — gridarono — non si può andare più oltre.... questa bicocca del malo augurio manca di scale, come il suo maladetto padrone manca d’onestà nella coscienza e di vino pretto negli orci!
— Ma la scala — osservò l’uno d’essi, curvandosi ad esaminare il pavimento — è stata portata via or ora.... peggio che portata via, smurata di peso!
— Ah! ah! — ghignò il Trentacoste, azzanando l’ostiero per un orecchio — il mascalzone che ci ruba la figliuola ha dunque degli alleati anche fuori della sua fortezza.
— No, no, per le viscere di Cristo — gemè il povero mastro Luca, facendosi paonazzo in viso pel bruciore acuto, che gli cagionava quel brutale strapazzo.
— E s’è no — lo interruppe il lanternuto capitano, infliggendogli un ultimo e più sgarbato strappo — e tu insegnaci maniera di arrampicarci su quella tua colombaia.
— Ma, in verità, messere, che io non saprei....
— Ah, non sapresti?... poffare il mondo, te la insegneremo noi la via del sapere!
— Non hai dunque una scala? — domandò il Bombaglino.
— Una scala?.... una scala? — balbettò mastro Luca, al colmo dell’impiccio.
— Sì — fece il Trentacoste — una semplice scala a piuoli.