— Ve n’ha una, fuori — interloquì il Cennamella — una lunga, lunga presso il pollaio!
Luca e sua moglie lo fulminarono di un’occhiata, che pareva una maledizione.
Ma il ragazzo vi badò tanto meno, che, senza lasciargli tempo di soggiunger altro, il Trentacoste lo aveva intanto ghermito, a sua volta, per un orecchio, e, facendo cenno a due soldati, di seguirlo, avviavasi, con essolui fuori della stanza, gridandogli:
— Menami, dunque, dov’è cotesta tua scala.
La scala venne, di lì a poco, recata su le spalle dalle due barbute; ma — come lo aveva annunziato il Cennamella — essa era così lunga, così lunga, che non ci fu verso di farla penetrare, dalla camera da letto degli osti, nello esiguo vano che già conteneva quella improvisamente distrutta.
Trentacoste e il Bombaglino, sagrando peggio di due eretici, ci si provarono inutilmente in diversi modi; ma dovettero, alla fine, capacitarsi che meno arduo sarebbe forse tornato loro il fare entrare una trave per la cruna di un ago.
Uno de’ soldati allora suggerì un spediente segnando del dito l’uscio della stanza di Bianca.
— È lassù — domandò — che si tengono chiusi?
— Ma, di certo, — rispose Trentacoste — è lassù!
— Io penso, dunque — proseguì il soldato — che la stanza debba pure aversi una finestra.