Il Bombaglino, tracollando di peso dal sommo della scala, s’ebbe una gamba rotta in due punti; gli altri cinque, qual più qual meno, ne andarono con la testa o le costole fracassate; l’uno d’essi rovinò a capofitto su d’un pietrone e rimase cadavere in sul colpo: un altro, il quale assisteva, da stare in basso, alla scalata, con un piè fermo su l’ultimo piuolo, pronto a montare a sua volta, non fece in tempo a ritirarsi, e la scala, cadendo, lo schiacciò col suo enorme peso, spezzandogli la spina dorsale.
Trentacoste e gli altri due suoi sgherri come i soli rimasti incolumi, non pensarono, pel momento, ad altro chè a prestare aiuto a’ loro malcapitati compagni ed a rimuovere la scala che opprimeva il misero agonizzante.
Era una scena straziante.
Il luogo sembrava un campo di guerra subito dopo la battaglia.
Bianca — ridesta a sua volta dai primi rumori ed affrettatasi a rivestirsi — balzava in quel punto alla finestra, per conoscere che fosse. Colpita penosamente dalla orribile vista, si ritrasse tutta tremante e — come il suo unico sostegno e rifugio era Terremoto — volò immediatamente all’uscio, per correre in traccia di lui ed a lui chiedere spiegazione del sanguinoso caso; ma là pure, non iscorgendo più la scala, dovette arrestarsi attonita, spaurita, perplessa.
In quella, i quattro scherani rimasti nell’osteria e che, dal luogo in cui si trovavano, nulla potevano vedere di quanto accadeva al di fuori; allarmati dalle strida di spavento e di angoscia, che giunsero d’improviso alle loro orecchie; si consultarono un momento tra di loro più che a parole ad occhiate; quindi due uscirono affrettatamente dalla stanza dell’oste, lasciandovi gli altri due di guardia.
Nel tempo medesimo — o prevedesse ciò che doveva succedere, o comprendesse, piuttosto, che, senza trarre immediato profitto della prima confusione de’ suoi nemici, impossibile riusciva il salvarsi — Terremoto, aggavignatosi delle mani alla soglia del suo ripostiglio, si lasciò sdrucciolare giù nella cassa della scala distrutta e — siccome nell’atto istesso che scendeva levò gli occhi all’insù e scorse Bianca, affacciatasi in quel punto all’uscio della propria stanzetta:
— Madonna — le susurrò — se volete scamparla, c’è un solo modo: annodate insieme le due lenzuola del vostro letto ed assicuratene ben sodo l’uno de’ capi al chiavistello dell’uscio.... ma subito, subito!
E, senz’altro attendere, toccato il pavimento dei piedi, si slanciò nella contigua camera coniugale dell’oste, dove, coi padroni della taverna ed i loro due famigli, non trovavansi più che due barbute.
Penetrarvi di corsa, abbrancare ciascuno di costoro pel petto e cacciarli supini a terra d’un manrovescio, fu per Terremoto l’affare di un attimo.