— Serra l’uscio, ragazzo! — gridò intanto al Cennamella — ma serralo bene, con tanto di chiavistello.

Il familio obbedì.

— E voi, mastro Luca — continuò quello, mantenendo atterrati i due sgherri — favoritemi qualche brandello di fune, ma solida, solida il più che possiate.

Prima ancora del taverniere, fu l’ottima sua consorte che porse a Terremoto i pezzi di corda domandati.

Con questi il gigante legò ben stretti piedi e mani ai due scherani, poi — lasciatili distesi sul pavimento come piattole arrovesciate — ritornò sollecito al vano della scala di legno.

La giovinetta non aveva mancato di ottemperare al suo giudizioso suggerimento: le due lenzuola aggroppate insieme dondolavano al catenaccio dell’uscio e giungevano quasi sino a terra.

— Lasciatevi calare, madonna! — le disse allora Terremoto a bassa voce — non vi prenda timore!

Bianca non esitò a secondare un tale invito ed, un momento dopo, scivolava pei lini penzolanti fra le braccia del suo fedel servitore, il quale rientrò immediatamente nella stanza degli osti, domandando a Luca:

— C’è nessuno altro buco per uscire di qua?

— Sì — gli rispose l’ostiero — c’è questo.