Tale continua oscitanza e di affetti e di contegno riverberavasi naturalmente su lo spirito dell’Anguissola, il quale, mal sapendo farsene una accettabile ragione, barellava incessantemente a sua volta fra la certezza di essere e il dubio di non essere riamato e provava per la sua tormentatrice, un attaccamento misto di dispetto, una tenerezza mista di paura, che lo traeva alla disperazione.

Lontano da lei, il suo amor proprio ferito gli suggeriva mille propositi di rappresaglia e di vendetta: l’avrebbe posseduta, contaminata, poi sdegnosamente reietta, offrendola ludibrio alla publica improbazione: ma, vicino, il suo amore gli assopiva nel cervello e nel cuore i malvagi progetti ed altri non sapeva consigliargliene che di affettuosa sollecitudine e d’umile reverenza.

Al paro di Pierluigi Farnese, egli subiva lo irresistibile fascino di quella donna fatata.

Quando ella gli parlò nel modo ingiurioso che abbiamo detto, egli, per conseguenza, si sentì risvegliare in cuore tutti i suoi più atroci divisamenti e, ghermendola per un braccio:

— Bada, Olimpia — le disse — che noi qui siamo soli e che io posso fare a mia posta di te!... è ormai da troppo lunga pezza che ti prendi giuoco dell’amore che io ti porto: sinchè la ho stimata verecondia e castimonia di onorata fanciulla, io ho saputo impor freno al foco che mi divora; ho saputo farti olocausto de’ miei impeti più irresistibili e rispettarti sempre; ma oggi che, alla tua ritrosia, aggiugni il dispregio e l’insulto, o vivaddio, non ho più nulla che mi trattenga: oggi sarai mia ad ogni costo!

Olimpia lo ascoltò senza scomporsi, quindi, scoppiando in una cinica risata!

— Ah! ah! — gli rispose — tu la pigli in cotesto tono tutt’altro che da paladino?... ma, Giovanni mio caro, e perchè strapazzare così la tua Olimpiuccia, che t’ha sempre voluto un bene dell’anima?... ti piace che io mi stia teco?... e ci starò; non iscaldarti il sangue per questo!... oh, non è già mio intendimento il tener teco il broncio e fare la bocca brincia, perchè m’hai tolto a Castell’Arquato e al pazzo umore di monsignor duca di Castro!... t’ho detto che colassù ci stavo oppipare, ed è verità genuina, vangelio; ma poi.... sai come son fatta io!.... l’aqua di Lete è sempre a mio servigio.... non c’è che di te cattivo, che mai ho potuto dimenticarmi!

E gli gittò languidamente le braccia intorno al collo e lo baciò su la bocca.

Tutto lo sdegno dell’Anguissola sbollì, svaporò, come per incanto, al suono di quelle affettuose parole al contatto di quell’amplesso, allo scoccar di quel bacio; egli era già più che conquiso.

Nello slancio della sua gioia, fece egli pure per abbracciarla e stringersela al seno.