Ma ella — respingendolo dolcemente e sorridendogli di un procace sorriso:

— No, no, Giovanni — gli disse in tono di preghiera — lasciami cheta per ora.... le emozioni di questa notte d’inferno mi hanno stanca, spossata: ho bisogno di un po’ di riposo.... voglio dormire!

E, nel dir ciò, si ricacciava stesa sul letto e adagiava il capo su i guanciali, con quella grazia felina tutta propria alle movenze de’ gatti.

Il conte, sedotto, ammaliato, richiamato da quell’amorevole contegno, a’ suoi sentimenti di tenerezza e di ossequio, non seppe più far altro chè sfiorarle le guance con le labra e ritirarsi in silenzio.

Un desiderio di quella donna era per lui una legge.

Sola a pena, Olimpia balzò giù dal suo giaciglio; si rivestì in fretta in fretta; corse alla finestra, la aperse con cautela e guardò per ogni intorno.

Le campagne s’irradiavano allora de’ primi chiarori dell’alba;

Era in quell’ora, che più grave il sonno

Pur de gl’infermi a l’egro ciglio incumbe

Una breve di pace ora fuggente