— E null’altro?
— Null’altro!
— Sarete sodisfatti.
Da quel giorno, Giovanni Anguissola — nel quale non era più possibile che il Farnese riconoscesse il Cavalier Nero, perchè spoglio della sua bruna armatura — ed il valenziano Giovanni Osca — nel quale il lettore avrà, per contro, facilmente ravvisato il nostro Neruccio Nerucci — furono ammessi a far parte di quello esercito pontificio, che poi — come abbiamo già detto — menò a buon fine la guerra del sale contro Fabio ed Ascanio Colonna.
Ad assumere il falso nome di Giovanni Osca, Neruccio era stato spinto dallo stesso Anguissola, il quale gli aveva giudiziosamente fatto avvertire che se mai, per mala sorte, dovesse il Farnese aver vento de’ suoi legami di parentela col misero vescovo di Fano poteva prenderlo in diffidenza e avversione e macchinargli contro qualche tiro malvagio.
Capitolo XXXIX. Il ticchio del Papa.
Erano dunque trascorsi tre anni dai casi che abbiam narrato nella precedente parte di questa nostra istoria, il che ci porta all’anno 1543.
Durante il tempo intercorso, quella scaltrita volpe di papa Paolo III non aveva smesso un attimo solo dall’adoprarsi, con ogni maniera avvedimenti e girandole, per sgrandire semprepiù le dovizie e la potenza della propria già doviziosissima e potentissima famiglia.
Egli era papa: sua figlia Costanza, signora di Castell’Arquato e dei dazi della Rochetta; Guid’Ascanio, il primogenito de’ costei figli, era cardinale già da nove anni e, da otto, vescovo di Parma; Carlo, il secondogenito, Gran Priore di Lombardia e Generale delle così dette Galee della Religione; Sforza, il terzogenito ed erede, governatore di Parma e di Piacenza, e, pel suo matrimonio con Luigia Pallavicino, signore di Torchiara e Felino; Paolo, il quarto, ed Alessandro, il quintogenito, scrittori di lettere apostoliche, a sei anni il primo e ad otto il secondo; Alessandro, il primonato legittimo di Pierluigi, era cardinale sino dal 1534; Ottavio, il cadetto ed erede, marito a Margherita d’Austria e duca di Camerino; Ranuccio, il terzogenito, nel procinto d’essere nominato arcivescovo di Napoli e cardinale; Vittoria, l’unica figliuola, duchessa d’Urbino; Orazio, il bastardo, militante in Francia e promesso ad una figlia naturale di Francesco I e di Diana di Poitiers; il loro padre Pierluigi, poi, era duca di Castro e di Nepi, marchese di Novara, gonfaloniere e capitano generale della Chiesa.
Ma tutto ciò non bastava al cupido Vicario di Cristo. In ispecie, pel suo prediletto ed idolatrato sterpone e’ vagheggiava assai più; voleva la ducea di Milano, ch’era sempre di Spagna, governata dal nepote di Vittoria Colonna, quel don Alfonso d’Avalos marchese di Pescara e del Vasto, che, in quello istess’anno aveva fugato da Nizza il corsaro Barbarossa e il conte Francesco d’Enghien, per essere quindi sconfitto da quest’ultimo a Ceresole.