Fu allora che Bianca trasse presso dell’avolo, insieme alla propria madre, la quale — uscita quasi di senno pel tragico fine del consorte — morì di crepacuore pochi mesi dopo.

Bianca della Staffa, orfana a quindici anni, rimase però sola col vecchio nonno, i cui molti figliuoli — uno de’ quali quel Gilberto, che udimmo menzionare dal Monte Ochino siccome dannato alla gogna in seguito del supplizio di Stefano Nicelli — vivevano con le mogli e la prole sparsi per altre terre e castella della valle di Nure.

Quando un valletto salì ad annunziare a Giovanni il Grosso la persona che chiedeva parlargli:

— Pellegrino di Leuthen? — fece questi, inarcando le ciglia — che diamine può mai volere da me?.... digli pure che salga!

E chiuse il volume, cui stava leggendo, cacciandovi trammezzo come indice la lama di un pugnale, mentre il servo introduceva quel mal sagomato tedesco, che pure vedemmo a Parma, in occasione dello ingresso del papa.

— Ben venga il nostro mastro Pellegrino — gli disse affabilmente il conte Giovanni, appena lo scorse — qual vento vi sbatte quaggiù nella rôcca di Camia?

— Fente cattife, magnifiche messere — rispose il tedesco nel suo solito gergo, allungando il labro inferiore in aria sconsolata e crollando melanconicamente la testa — prutte notiscie.... crante prutte notiscie!

— Oh! oh! voi mi sbigottite, Pellegrino!.... forse che Sua Beatitudine si trova male in salute, o che Sua Maestà Cattolica non attiene le sue promesse?

— Niente! niente! Sua Peatitudine sempre fegete e ropuste, sempre ciofine malcrado fecchiaia.... Sua Maestà mantate da Parcellone tiplome infestitura marchesate Nofare Sua Eccellensce il tuca di Castre, con penscione tuemila seicento cinquanta scuti d’oro da cinque lire imberiali ogni scuto.... matrimonie brincipe Ottafie con tonna Marcherite celeprate Rome.... lui afute tucate Camerine da Cuitupalte dalla Rofere... Farnesi tutti gontenti, molto gontenti.... ma io barlare di foi, magnifiche messere, di foi che state minacciate crantissime tiscrazie.

— Io?