— Foi... foi, magnifiche messere!.... conti Nicelle, topo Stefene lasciate testa Biacenza, molto arrapiate, molto stegnate, molto tesiderio fenticascione.... oh, cente furba e cattifa conti Nicelle!.... supito capito fostro tratimente.... supito tetto: Camia fatto ammazzare Stefene, noi ammazzare Camia.... tente ber tente..... pena del taglione!

— Poter del mondo, mastro Pellegrino, voi mi parete la Cassandra, di cui stavo appunto leggendo le profezie in questi oscuri versi di Licofrone!... e d’onde viene che mi scioriniate di siffatte malinconie?

— Fiene, magnifiche messere, che Bellecrine stare ciorno e notte sempre ficilante per suoi poni batroni.... io bresentemente essere incaricato Santo Batre scantagliare medalli delle Ferriere.... io essere da fari ciorni in quelle barti.... ieri sera, passanto Gastelle Ganafurone fetute crante luciore fenire dalle finestre.... der teifel! subito tetto a io metesimo, qui star cosa straortinaria e, biane biane, atace atace, antate ficine una di quelle finestre e fetute e sentite tutto quanto si facefa e ticefa di dentro... stare tutte Nicelle condurate, Mont’Ochine, Gattaragne, Eppie, Nicete e capitani e soltati, e tire e ciurare questa notte metesima folere voi assaltare e brentere fostre gastelle e foi e fostra cento e tutti fostri barenti e sequaci tutti bassare file di spate e rufinare fostre gase e rupare fostri guadrini e fare crante cenerale fenticascione sopra di foi!

Il conte Giovanni, che aveva seguito la tartagliata del tedesco con un misto crescente d’interessamento e di stupore, come quello si tacque, corrugò fieramente la fronte e, rizzandosi in piedi:

— Voi avete udito tutto codesto? — esclamò, ficcandogli gli occhi negli occhi.

— Udite e fetute come io fetere e utire foi metesimamente — rispose il tedesco.

— Erano molti?

— Aferne gontate tuecento.

— E dite che questa notte?...

— Folere foi assaltare e fare crante fenticascione sopra di foi.