— E sia: mi troveranno pronto a riceverli!.... intanto vi sono grato della vostra sollecitudine: uomo avvisato, mezzo salvato!
— Foi pone amiche conti Sandafiore; conti Sandafiore pone barente e niboti Sua Peatitudine; Sua Peatitudine mio pone batrone: io niente fatto chè mio tofere pono e fetel serfitore.
— Lo so, lo so: mi ripeteste codeste istesse dichiarazioni quando assumeste sopra di voi di denunziare al pro-legato la clandestina intrusione in Piacenza di quello sciagurato di Stefano....
— Ciustamente!... conti Sandafiore molto tesiterare sua scompariscione del mondo.... io molto tesiterare serfirli.... poi afere cento pelli ducali da cuataniare.
— Comunque sia e per allora e per adesso so di dovervi una gratitudine che non verrà mai meno.
— Troppe penefole.... troppe intulcente!
— Ma, dico: per giungere da Castel Canafurone sin qui, a quest’ora del mattino, dovete aver galoppato più di un cervo.... sarete stanco, affamato....
— Stanco no: oh, io afere campe di ferre.... fiacciare come temonio.... ma anche fame come temonio... fentricole parere porsa senza guadrini!
— E voi affrettatevi a ristorarlo — gli disse il conte Giovanni e — richiamato il valletto — commise a costui di menarlo dal credenziere con ordine gl’imbandisse quanto di meglio serbava in dispensa.
Chetàti, con un mezzo pollo allo spiedo, un quaccino dì segala ed un buon fiasco di vino del sito, i morsi dello stomaco; intascati, senza cerimonie, gli scudi d’oro, che il conte gli snocciolò in compenso del salutare suo avvertimento; mastro Pellegrino di Leuthen riprese la via dei monti, diretto, com’e’ diceva, ad istruire di quanto accadeva i feudatarî di Castell’Arquato.