Nella prima domenica di aprile ricorrente il dì 8 giunse a Piacenza, accompagnato da’ suoi nepoti cardinali Alessandro Farnese e Guid’Ascanio Sforza, dal legato Oberto Gambara, dai cardinali Pisani, Santacroce e Savelli e da interminabile processione di vescovi e prelati.

La domenica successiva recavasi a Castell’Arquato a render visita alla propria figliuola Costanza di Santafiora.

Poco dopo transitava per Parma, dove il buon cardinale Michele Ghisleri, che cinse poi, a sua volta, la tiara, col nome di Pio V, arrovellavasi nel sostenere publicamente le famose trenta questioni controverse risguardanti l’autorità papale: prova questa che, sin d’allora, degl’anti-infallibilisti ce n’era più d’uno.

Passò, quindi, a Ferrara, dove fece solenne ingresso nella domenica successiva.

Finalmente, non essendo mai riuscito ad aggavignare la sacra ed imperial persona di Carlo V, se ne ritornò, ad aspettare gli eventi, in Bologna, d’onde sguinzagliò, per ogni intorno, lettere ed emissari, cospiranti tutti al sospirato suo scopo.

E dàlli e dàlli riuscì infine a conseguirlo.

Carlo V accondiscese ad un novello convegno pel quale venne prescelta la rôcca di Busseto.

Capitolo XL. Gli esploratori.

Verso la metà del secolo XV, la possente casata scendente da quell’Uberto Pelavicino, che — insieme a Buoso Doara ed Ezzelino da Romano — fu tra’ più validi sostentacoli del ghibellinismo svevo in Italia; possedeva sul parmigiano ed il piacentino — oltre all’avita Busseto — Bargone, Borgosandonnino, Cortemaggiore, Costamezzana, Fiorenzuola, Gallinella, Monticelli d’Ongina, Polesine, Ragazzola, Ravarano, Roccabianca e le Fontanelle, Scipione, la Selva del Bocchetto, Solignano, Specchio, Stagno, Tabiano, Varano de’ Marchesi e Varano de’ Melegrani, o de’ Melegari, con Monte Salso, Vianino, Vigolo de’ Marchesi e Zibello.

Assunto il più onesto nome di Pallavicino, la famiglia durò riunita in solido fascio sino alla morte del prolifico Orlando avvenuta nel 1479, per scindersi allora in altrettanti disgregati dominî quanti i costui sette figli maschi. In tale divisione, Busseto toccò al primogenito Pallavicino, poi, da questi, in linea di primogenitura, scese a Cristoforo e, da Cristoforo, a Gerolamo, il quale era appunto signore al momento in cui Carlo V decise recarsi nella sua rôcca per abboccarvisi con papa Paolo III.