Laonde, sino da vari giorni inanzi a quello, in cui presumibilmente doveano giungervi gli ospiti augusti, era per tutta la rôcca un ire e redire di artegiani, fanti e famigli, intesi a sgomberare, a spolverare, a restaurare e mettere in buon assetto i quartieri.

Nè sollecito manco e manco febrile, comechè più silenzioso, era il movimento che si rimarcava nel vicino chiostro de’ Minori Osservanti, dove pure sapeasi che, del seguito dello imperatore e del papa, molti avrebbero dovuto prendere alloggio.

E già da parecchi giorni, sì nel convento chè nel castello, tutto trovavasi apparecchiato al solenne ricevimento senza che dello arrivo dei due sommi monarchi si avesse per anco nissuna precisa contezza.

Correva il 19 giugno 1543 ed il sole volgeva al tramonto, quando due stranieri, montati su magri ronzini, giunsero alla porta del monastero e chiesero del padre guardiano. L’uno d’essi era un meschino omicciattolo, dal grifo di faina e l’occhio del gatto, vestito completamente di bigio, come un onesto merciaiuolo olandese; l’altro un ragazzo male in arnese, sudicio e tinto in volto, come uno spazzacamino, che a quello pareva servire da fante.

Il guardiano, nella costante attesa di qualche messo, o staffetta, che gli annunziasse il corteo imperiale, o pontificio; a pena inteso come i sopravegnenti procedessero da Parma, che subito mosse loro incontro ansioso, nella ferma fiducia, si trattasse delle persone aspettate. Ma s’ingannava.

Alle sue premurose dimande:

— Fostre Referenscie — gli rispose il piccolo ometto, che prese pel primo la parola in uno strano e male intelligibile gergo — non afere tinansce che pofere pegadore fiacciante per il monto con suo fetele scutiere.... altro non timandare che un poche de ricofere e un poche ti misericortia.

Il superiore del convento non seppe trattenere un atto di dispetto e, — stringendosi nelle spalle:

— Non mi avete fatto dire — osservò — che provenite da Parma?

— Da Barme, da Barme — fece l’altro, nel quale i lettori avranno già ravvisato quella buona lana di mastro Pellegrino di Leuthen — noi fenire tritte tritte da Barme.