Capitolo XLI. Il convegno di Busseto.
Parma, che era stata indicata, dopo Piacenza, per la tanto attesa intervista del papa con l’imperatore — malgrado la scelta di Busseto fatta posteriormente da quest’ultimo — nodriva sempre la speranza che il fausto avvenimento potesse avverarsi tra le sue mura, tanto più che aveva già l’onore di ospitare l’ottima donna Margherita, duchessa di Camerino, la quale eravisi espressamente condotta, per riabbracciare l’augusto suo genitore ed insieme il duca Ottavio, suo marito, che aveva sino a quell’ora militato in Fiandra per l’imperatore istesso.
Tale speranza accrebbesi poi e si convalidò maggiormente quando si seppe della venuta del papa.
Paolo III, infatti, era partito da Bologna su l’albeggiare del lunedì, 11 giugno, e — dopo aver fatto tappa a Spilimberto, a Scandiano ed a Montecchio — giungeva in Parma verso il mezzogiorno del venerdì; ma, forse perchè memore sempre del funesto caso occorsogli ivi istesso cinque anni inanzi, non volle nè entrarvi pontificalmente, nè visitare la cattedrale, prima di scendere al Vescovado, dove lo stava aspettando, insieme a Margherita d’Austria, il nepote vescovo, cardinale di Santafiora.
Malgrado ciò, l’Anzianato e la Curia vollero ugualmente cavarsi il ruzzo di festeggiarne solennemente l’arrivo e — nella persistente fiducia che anche l’imperatore dovesse alla fine optare per la loro città — disposero tutto in guisa che rispondesse alla ipotesi del sospirato convegno.
Così su la maggiore porta del duomo vedevasi un grande cartellone riquadro, su cui, a caratteri cubitali scritto:
STATE DUO PUGNATE DUO
VICTORIA VESTRA EST.
Nel palazzo vescovile, a mano dritta di chi entrava ne’ quartieri apparecchiati anch’essi come se Carlo V avesse pur dovuto alloggiarvi, era dipinto «un pontefice con una gran croce in mano, e da piedi il Regno Mundi con queste parole: PAVLO. III. SALVO. SALVA. RES. PUB. Da la manca vedevasi un Imperatore à l’antica, il quale con ambedue le mani un Mondo teneva al petto con due ali con questo scritto IMPERATOR STELLIS NON SVBIICITVR SED IOVIS IVDICIO GVBERNATVR, et sopra l’Arco di detta porta questa orationetta: QVEM ADMODVM HOC VNO HOSPITIO, AMBO ORBIS MAGNA LUMINA HOSPITES CONVENISTIS ITA DEVS OPT. MAX. PERPETVA ANIMORVM CONIVNCTIONE PRO CHRISTIANA SALVTE SOSPITES DIV CONSERVET. Dentro poi su l’arco dè la prima scalla questo detto: AD SUMMOS HONORES ET ORBIS IMPERIUM NISI PER GRADVS PROBITATIS ET VIRTUTIS ASENDIT NEMO. Sallito dopo sopra ad una loggia videsi fabricato un Camerino di tavole tutte coperte di Ginepro con queste lettere in cornice: PER MVLTA LVSTRA HOS TVOS ANTIQVOS LARES PRÆPOTENS DEVS FAXIT INCOLVMIS SÆPE VISAS, et nel cortile di detto palazzo appicciato ad una loggia in un scuto dentrovi l’Armi di N.ro S.re et l’Imperiali queste parole: IVSTITIA ET PAX SE OSCULATE SVNT.»
Per le vie maggiori e minori della città era una frega, un viavai, un brulichio di gente, che s’arrestavano e s’interrogavano l’un l’altro, per sapere se maggiori o minori le probabilità di veder giungere tra loro anche il temuto imperatore Carlo V.
Nella istessa piazza del duomo, moltissimi facevano capannello intorno ad un vecchio signore, che, dal camiciotto di velluto nero e dal beretto alla raffaellesca, dalla lunga barba ondeggiante, che rammentava un po’ quella di Leonardo da Vinci, e, sovratutto, dallo interesse pieno di ammirazione, col quale contemplava le stupende proporzioni architettoniche, le slanciate colonnette ed i bassorilievi massonici del battistero; riconoscevasi facilmente per un artista.