E lo era infatti.
Era quel celebre allievo di Sebastiano Zuccato, di Gentile Bellini e di Giorgione Struzzo, che, già a quell’ora aveva di tanto superato ed eclissato la fama de’ propri maestri; era il veneziano Tiziano Vecellio, nato a Pieve del Cadore nel 1477 ed, a sua volta, in cammino, per concedere a Carlo V quel tesoro, che non avean potuto ottenere nè papa Leone X, nè re Francesco I di Francia; il tesoro del suo pennello.
Gli astrologi — genia che, di que’ tempi, faceva ancor meglio i propri affari, che non oggi le sonnambule magnetizzate — rispondevano alle ansiose dimande del popolino, che lo avverarsi de’ loro desiderî dipendeva dallo stato del cielo, il quale, se mantenevasi sereno, avrebbe determinato la venuta dell’imperatore; se no, l’avrebbe resa impossibile.
Stavano tutti in tale trepidante aspettazione, allorchè — come ne ha lasciato scritto l’ingenuo cronista — «circa le XXI hore in un subito scopersesi un sì fiero Temporale che per un quarto d’hora altro non si vide che pura grandine grossa la minore a guisa d’ovo, e tal’una se ne trovò; che sola pesava sette et otto oncie: Taccio di quei che mi hanno detto haverne pesato di X. XI. In fin’in XIII. Vncie si che à tre miglia di lungo et quattro di largo da una banda di detta Città un vago; pur di che si sia frutto, non vi ha lasciato pesti più viandanti: de’ quali ad uno ha cavato un occhio, morti assai animali menuti. Vn Prete Fiamingo sfratato, il quale in ginocchione sopra la porta de la stanza scongiurando con spesse croci detto maltempo, sì bellamente il percosse in viso la grandine che supino in terra come morto cadè. Depoi soggionse una terribiliss.ª acqua si, che pareva che ’l ciel scoppiasse.»
Laonde — stando a’ pronostici de’ leggitori nel gran libro de’ cieli — la venuta dell’imperatore non doveva più aver luogo. Nè lo ebbe di fatto, che — avutosi egli la notizia dello arrivo in Parma di papa Paolo III — gli spedì immediatamente, con posta sforzata di quaranta cavalli, il marchese don Alfonso di Pescara e del Vasto, governator di Milano, ad annunziargli la scelta definitivamente da lui fatta della rôcca di Busseto.
Udito ciò, il papa inviò immediatamente i cardinali di Santa Croce e di Parigi, quali suoi legati all’imperatore, quindi, il mercoledì 19, si mise a sua volta in cammino inanzi giorno: pranzò a Soragna; cenò e dormì alla Castellina e «Il dì dipoi — sempre al dire del buon cronista — partete à la volta di Bussetto, et à l’incontro le venne lo Ill.mo S.r Duca di Ferrara vestito di raso chermesi, e trine d’oro. I suoi paggi e staffieri à la sua divisa verde lionato e bianco, accompagnato da Infiniti gentilhuomini bene in ordine, il quale venia di cremona da Sua M.ta per visitare Sua B.ne la quale co’ i R.mi Farnese, S.ta Fiore, Pucci, Mantua, Savello, Sadoletto, Ridolfi, Acquaviva, Gambaro, Burgos, Grimani, Inghelterra, Salmonetta, et molti altri Prelati entrò in detto Castello a XII hore senza Pompa, ed andò scavalcare à la Rocca, alloggiamento diputato per S. S.ta et M.ta Ces.ª»
Come seguito d’onore, il papa aveva seco seicento fanti italiani, oltre la solita guardia ordinaria de’ lanzi, o svizzeri, e trecento cavalli. Scesi al castello, i cardinali sopramentovati andarono pontificalmente ad incontrare sino alla distanza di mezzo miglio verso il Po «il gran Cesare, che di Cremona partite la mattina à la volta di Busseto, vestito d’una Casacha di damasco nero co’ orli piccioli di veluto, et un semplice capeletto d’ormesino in Capo, a cavallo di una belliss.ª Cavalla Ginetta bigia bardata tutta di veluto nero; a Cui avanti andavano molti gentil huomeni, Dopo loro i Paggi tutti vestiti di veluto nero beniss.i a Cavallo, con Zagagliette in mano: poscia i quali seguivano gli Ill.mi S.ri Duca di Nazara, Duca di Alberques, conte di Feria, Mons. gran Vella, Don Ferrante gonzaga vice Re di Sicilia et il Prencipe di Sulmona co’ molti altri S.ri Spagnuoli et Italiani, Dopo questi seguivano gli Ecc.mi S.ri Duca di Ferrara à man destra al S.r Duca di Camerino con loro Paggi e staffieri vestiti a loro liverea: i quali appresso seguiva un paggio di Sua M.ta solo vestito come gli altri suddetti a Cavallo d’un belliss.º Sauro, in mano ritta portava una Zagaglia in cima una bandirolla di taffetà rosso et oro. Seguivalo depoi sua M.ta in mezzo de gli suddetti R.mi legati S.ta Croce e parigi, a cui dietro andavano il R.mo Geneva et l’Arcivescovo di san giaco; i R.mi Vescovi di Gieu, di Usén, e di Ras figliuolo de ’l granvella con molti altri prelati S.ri Prencipi, conti e cavaglieri d’ogni lingua. Dopo seguiva la guardia ordenaria di cento cavalli burgognoni con casache di veluto nero, et due altre compagnie simili, de quali una ha per Cap.no il S.r Federico savello ben’in ordine.»
Carlo V — ricevuto l’omaggio della corte pontificia — entrò nella rôcca, tra i cardinali Jacopo Sadoleto di Modena e Grimani di Venezia e «n’andò per far riverenza à N. S. il quale gli venne incontro à Capo de le Scalli, et quella accostatosele per basiarle inchinevol.te i S.mi Piedi, sua B.ne messale le mani al collo gratamente il ricevette co’ un soave bascio in guancia.»
Poscia l’imperatore si accomiatò «et n’andò à pranso, et prensato che fù à XVIII ò XIX hore ritorno da Sua S.ta et ambidue soli entrorno in Cam.ra ove per sino à le XXII hore stettero in segreto ragionamento, E così seguentemente ogni giorno dopo pranso continuamente andando l’un da l’altro senza esser visti per porte Segrete fino à hora di Cena stavano insieme.»
Lo stesso cronista da cui prendiamo questi particolari ci fa sapere come a Busseto si trovassero pure donna Margherita d’Austria, duchessa di Camerino, e donna Costanza di Santafiora, contessa di Castell’Arquato.