Due porte — continua il cronista — eranvi nella rôcca «guardate l’una da la banda di Sua M.ta da Imperiali, l’altra da la; che stava Sua S.ta da Thedeschi et soldati Italiani. La metà del detto Castello era assignato à spagnuoli e l’altra à gli Ecclesiastici, similmente la campagna, da una de le bandi à soldati, e cortigiani Imperiali, e l’altra à Papisti.
«Durò final.te detto abboccamento (con gran discomodo de Cortigiani, à quali oltre il gran caldo che patevano gli convenia riposarsi la notte sù le pagliadi) da ’l Giovedì a XXI, che entrarono in Busseto sino al Lunedi à XXV del passato (giugno) che cavalcò S. M.ta à XX.ti hore, ed andò a Cremona: et simil.te il medesimo di N. S.re montato à cavallò andò à Cena et à Dormire à Soragna; D’indi il dì seguente gionse à le XII hore in Parma à pranso: Ove ha Celebrato la festa di San Piero, et il dì seguente partete à la volta di Bologna.»
Capitolo XLII. Il lupo e la volpe.
In quello istesso ambiente della rôcca di Busseto, che il cronista battezza del semplice nome di «camera» e ch’era veramente la così detta sala de’ negozi, noi troviamo, dunque, Sua Maestà Cattolica l’imperatore Carlo V, e Sua Beatitudine papa Paolo III Farnese stretti in segreto ed animato colloquio.
Erano seduti a’ due lati di un piccolo tavolo dai piedi a spirale, coperto di un ricco tappeto di velluto paonazzo e di un cumulo di carte e di libri, sul quale l’imperatore si appoggiava del gomito sinistro, prestando la massima attenzione a quanto gli andava sciorinando il suo sacro interlocutore.
— La Maestà Vostra, lo vede! — diceva questi — facendo conoscere al Cristianissimo il sommo vitupero, in cui sarebbe incorso se, in tempo che ella forniva la impresa di Algeri in benefizio della cristianità di tutto il mediterraneo e, per conseguenza, pure di Francia, le avesse rivolto contro le armi; io sono riuscito a tenerlo per alquanto tempo tranquillo; ma sino dal cessato anno i suoi umori bellicosi sonosi di bel nuovo risvegli ed in quattro oppositi punti ha fatto attaccare dalle sue genti i domini della Maestà Vostra.... il delfino Enrico, suo primogenito, con poderoso esercito, s’è accinto ad assediar Perpignano, mentre il duca d’Orléans, suo cadetto, se l’è presa col ducato di Lucemburgo: e il duca di Cleves col duca di Longueville son passati nel Brabante, mentre il duca di Vendôme penetrava in Lombardia... vero che i generali della Maestà Vostra seppero tenere a scacco il nimico, il quale pressochè dovunque s’è avuta la peggio; vero, che da quando Francesco I ha commesso il turpissimo atto di stringersi in lega con l’infedele, insultando così a quella santa religione cattolica, che gli è stata madre e di cui dovrebb’essere uno de’ più strenui difensori, non è più possibile che il Signore Iddio sia mai più con le sue armi; ma non manco è vero che le insensate sue smanie e la sua iattanza mettono del continuo a repentaglio la pace publica e procacciano a cristianità tutta una infinita serie di mali!
Carlo V — accarezzandosi il fulvo pizzo con quell’atto che gli era sempre abituale, massime allorchè meditava — faceva un legger cenno affermativo del capo, senza nulla rispondere.
— Di più — continuò il papa, senza mostrarsi sconcertato da un tale silenzio — nel tempo istesso che il monarca francese mette insieme il più di gente che può, per ritentare le sue pazze imprese, Khair-Eddin, il Barbarossa, sta allestendo una formidabile schiera di galee per piombare novellamente su le misere coste del mediterraneo.... la Maestà Vostra, per contrapporre un valido ostacolo alle forze congiunte di Francia e di Turchia, s’è bene stretta in alleanza, con Arrigo VIII, re d’Inghilterra; ma che ne proviene?... la minaccia di nuova, lunga, micidialissima guerra, con grave iattura de’ poveri popoli, con manifesta offesa d’Iddio, il quale vuole precipuamente la misericordia, il perdono e la pace fra tutti i suoi figli.
Il discendente di Ferdinando ed Isabella i Cattolici proseguiva a tormentarsi la barba, senza muover verbo.
— Egli è però — riprese a dire Paolo III dopo una pausa — che io torno a fare appello all’animo mite e generoso di Vostra Maestà, affinchè voglia piegarsi a’ miei paterni consigli ed aiutarmi nell’arduo, ma santissimo còmpito, di comporre gli animi a reciproca benevolenza e di ristabilire la pace nel mondo.