— In qual maniera? — domandò allora Carlo V, affisando il pontefice negli occhi con lo sguardo freddo e penetrante de’ suoi occhi neri ed opachi.
Il Farnese fece uno sforzo sovra sè stesso, per rendersi impenetrabile, ed, incrociando le mani e sporgendo in fuori il labro inferiore, assunse un’aria anche più spiccata di unzione e di mansuetudine.
Indi soggiunse:
— In una maniera, che, già varie volte, mi sono permesso di accennare alla Maestà Vostra.
— Vostra Beatitudine — fece il monarca spagnuolo — intende, senza dubio, riparlarmi della ducea di Milano.
— Appunto! appunto!... — s’affrettò a dire Paolo III — è sempre cotesto il soggetto primo, od almeno il pretesto, di tutte le guerre combattute tra la Francia e l’impero: tolta di mezzo quella ducea, e sarebbe rimossa la cagione di ulteriori conflitti.
— Ah, tôrla di mezzo! — borbottò Carlo V, rimettendosi a stiracchiarsi i peli della barba — tôrla di mezzo.... è presto detto!
— Indubiamente — osservò subito il papa — che io non dico di dare ascolto alle pretese di Francesco I... sarebbe consigliare una umiliazione, quasi una viltà, che dee ripugnare all’animo eletto e giustamente orgoglioso della Maestà Vostra; ma io dico....
— Di investire qualcun’altro di quella ducea, eh?
— È sempre stato il mio pensiero!