Era cotesta una manovra furbesca del papa, alla quale Carlo V non era probabilmente preparato, dappoichè, malgrado la storica sua presenza di spirito, non seppe fare a meno dal trasalire e:
— Don Ottavio? — sclamò meravigliando — far Duca di Milano, don Ottavio.... quel fanciullo? oh, che Vostra Santità non ci pensi!
— Badi la Maestà Vostra — soggiunse il pontefice, con un fino soghigno — che io le ho appunto proposto un fanciullo, non un uomo, affinch’ella possa moderarlo a tutto suo piacimento e continuare, per mano sua, a tenersi ugualmente in pugno il dominio ed il governo del milanese.
— Ed è precisamente in cotesto che sta il peggio guaio della proposta: cedendo il milanese, per quanto possa fare a fidanza con la malleabilità e l’ossequenza del cessionario, io lo perdo: ed, in ugual tempo, la istessa persuasione che, per tal modo, io ne serbi parimente governo e dominio, toglie ogni importanza alla cessione.... il cavalleresco sire di Francia non s’accheterebbe, di certo, ad un simile componimento, che rivestirebbe, per lui, tutta l’apparenza di un intrigo.
Paolo III durò somma fatica ad occultare, sotto una larva di rattristata remissione, la viva gioia che tali parole gli producevano. Costantemente fermo nella mira di conseguire il ducato di Milano pel suo Pierluigi, e’ non aveva messo inanzi quella proposta chè nell’intento di dimostrare allo imperatore la propria condescendenza. Considerando, per altro, come a lui poteva sorridere il progetto di contribuire allo ingrandimento del proprio genero, aveva provato, nell’affacciarla, un non so qual batticuore, per tema di vederla accettata. Era, quindi, col più grande sodisfacimento che s’udiva ribattere quelle medesime obiezioni ch’egli stesso aveva, prima di ogni altro, previsto.
— Comprendo! comprendo! — mormorò allora, scuotendo melanconicamente la testa — i motivi che m’adduce la Maestà Vostra sono di natura e di portata tali, che non saprei davvero in quale guisa combatterli!
Carlo V, che indovinava il giuoco dell’avido Vicario di Cristo e, come suol dirsi, lo vedeva venire, ebbe un sorriso di olimpica ironia, che sembrava dire:
— È qui che t’aspettavo!
— Riconosco anch’io — prosegui il Farnese — che il re di Francia non potrebbe tenersi sodisfatto della transazione e che il sacrificio da me richiesto alla Maestà Vostra non approderebbe al desiderato resultamento.
— Per cui?... — domandò, con leggero accento sarcastico l’imperatore.