Il papa, che aveva assistito, gongolante nell’intimo, ma senza darne alcuno estrinseco indizio, a quel decisivo battibecco tra padre e figlia e al graduale prevalere di questa su l’animo di quello; non seppe rintuzzare una esclamazione di gioia, che, tuttavia corresse a tempo, prima d’aver richiamato sopra di sè l’attenzione dell’imperatore, trasformandola in un atto di pio esaltamento, con lo incrociare le mani e volgere beatamente le pupille al soffitto.

Margherita pure si rasserenò tutta in viso e, stringendo e baciando le mani dello augusto suo genitore, si accomiatò giubilante.

Carlo V avea impegnato la sua reale e imperiale parola di creare Pierluigi Farnese duca di Milano, e però il lieto evento potevasi già considerare come avverato. Non istette, quindi, ad indugiare oltre il felicissimo Paolo III e ne spedì subito il fausto annunzio al figliuolo istesso che, in quel torno, trovavasi a Piacenza, in compagnia del suo segretario Annibal Caro.

Ma padre e figlio Farnesi istituivano i loro calcoli senza dell’oste, e non era impossibile dovessero rifarli. Eglino proponevano; ma chi disponeva era il loro genio malefico.

Capitolo XLIII. Il genio malefico di Casa Farnese.

Se, per consiglio ed insinuazione di papa Paolo III, Margherita d’Austria erasi tenuta origliando a quel medesimo uscio, per cui l’abbiamo vista penetrare nella sala de’ negozi e risolvere in modo tanto felice la discussione impegnatasi tra l’imperatore ed il papa; un altro individuo, origliando in pari tempo dalla serratura di un altro uscio, ascoltava pure tutto quello interessante colloquio.

Era costui quello stesso Manfrone Aretusio, col quale abbiamo stretta conoscenza nel convento de’ Minori Osservanti.

Quest’uomo — udite a pena le conclusioni di Carlo V — s’affrettò ad allontanarsi e, sgattaiolando in punta de’ piedi per vari corritoi e stanze di servizio, si condusse in un piccolo gabinetto, dove sembrava starlo aspettando un cavaliere tutto armato di ferro dal capo alle piante, il quale, nell’occhio grigio e lucente, nel naso aquilino e grifagno, nella dura proeminenza dell’osso frontale, aveva scolpito l’indole fierissima e la consuetudine del comando.

— Ebbene? — domandò questi, come vide entrar l’Aretusio.

— Ebbene, eccellenza — gli rispose l’uomo dagli occhi di velluto — la comedia apparecchiata dal Santissimo Padre è sul punto di conseguire il pieno suo scopo.... donna Margherita è saltata in campo a tempo e luogo, e, con le sue smorfie, le sue moine, i suoi piagnistei, ha saputo piegare la ferrea volontà paterna a fare il suo piacimento.