— Non ci son due modi, mi pare.... quell’accidente d’uomo, dal quale t’ho fatto accompagnare spedendoti qui ad esplorare il terreno, potrà deporre tutto quanto egli sa, ed il signor duca di Ferrara confermarne la testimonianza.

— Purchè l’imperatore non fiuti il maneggio!

— Gaspare mio, tu non hai d’uopo d’insegnare ai gatti ad arrampicarsi.... faremo le cose a modino.... dov’hai lasciato il tuo uomo?

— È sempre in convento, dove tien d’occhio quel ragazzaccio, che ha cercato di rubarmi le carte.

— E sai chi sia davvero cotesto ragazzo?

— È un tale Lazzaro d’Alpinello di Santa Maria-Capua-Vetere, scudiero o, meglio, servitore di un tedesco, che è in giro per divozione.... così almanco risulta dal registro de’ monaci, che mi son dato la cura di consultare.

— Ma perchè ti voleva rubare le carte?

— Chi sa!... da principio m’era sorto in pensiero che tanto lui, quanto il suo principale, non fossero che due emissari dello stesso Pierluigi Farnese; ma poi ho potuto convincermi dei contrario.

— In qual modo?

— Ecco qui: mentre l’uomo che Vostra Grazia ha stimato opportuno d’aggregarmi, coglieva in flagrante il piccolo napolitano e levava tutto il convento a subbuglio con le sue grida: accorse nel dormitorio anche il tedesco, il quale, saputo di che si trattasse, con una sua tartagliata infernale, si mise a rimbrottare nella più aspra guisa il proprio valletto, minacciando di cacciarlo, lì per lì, dal suo servizio!