— Poteva non essere che un giuoco!
— Fu tale diffatti anche il mio primo pensiero, per cui mi dètti a ghignare sarcasticamente, avertendo lo slippete slappete che non mi lasciava pigliare al rocchio de’ suoi artefici; ma, a portarsi suo mallevadore intervenne in quel punto lo stesso vostro uomo....
— Il gigante?
— Appunto, quel diavolo di Terremoto, il quale mi dichiarò conoscer’egli personalmente e da lunga mano il tedesco e saperlo persona affatto inocua, una specie di antiquario, di raccoglitore d’antichi cocci e monete, del quale potevo ciecamente fidarmi: e la cosa finì lì!
— E tanto meglio!... quello, adesso, che ti rimane a fare si è di spedirmi subito il tuo Terremoto a presentare le sue lagnanze e le sue suppliche all’imperatore: esortalo ad essere franco, esplicito, resoluto, a non temere di nulla.... digli anzi che sua maestà sarà ben lieta di udirsi confermare dal suo labro tutte le bricconerie del signor duca di Castro, pel quale nutre la più spiccata avversione.... aggiugni che, se mai Carlo V mettesse pena a prestargli fede, sappia citare in tempo la testimonianza del signor duca di Ferrara.... io vedrò Ercole II, per informarlo in buon punto, eppoi sarò là a fare il resto.
— Vado immediatamente a preparare la mina.
— Chiamala piuttosto: la contromina.
— Comunque, spetta a Vostra Magnificenza l’appiccare il fuoco alle polveri.
— Sta riposato, che ho già la miccia accesa.
E si separarono.