Chi erano veramente cotesti due uomini che stavano cospirando a danno di casa Farnese?
Il cavaliere tutto armato di ferro era don Ferrante dei principi Gonzaga, da poco duca di Guastalla e vicerè di Sicilia per Carlo V di Spagna: l’altro, colui che conosciamo sotto il pseudonimo di Manfrone Aretusio, era il suo fedel segretario Gaspare Gozzelini.
Da poco erasi ritirato l’imperatore ne’ suoi quartieri, dopo il suo colloquio col pontefice, quando il suo ministro, cardinale Antonio Perrenot di Granvelle, gli annunziò la persona di un misero vassallo, che lo sollecitava di audizione e giustizia.
In altri momenti, Carlo V sarebbesi, senza dubio, rifiutato di riceverlo, per non sprecare il prezioso suo tempo nel dar retta alle vacue querimonie di un villanzone; ma in quello — null’altro avendo a fare che il tenere a sportello e mandar col ceteratoio Sua Santità papa Paolo III — vi si prestò di tanto maggiore buon grado che il soggiorno a Busseto cominciava seriamente ad infastidirlo.
Con Biagio Alfonso d’Alburquerques, col conte di Feria e vari cardinali, prelati e gentiluomini, trovavansi in quell’istesso momento al suo fianco Ercole II d’Este, duca di Ferrara, e Ferrante Gonzaga vicerè di Sicilia.
Al cenno adesivo dello imperatore, un usciere palatino introdusse il supplicante, ch’era lo stesso nostro Terremoto in persona.
Alla vista del formidabile ciclopo, tutti della corte imperiale — meno il Gonzaga e l’Estense che già il conoscevano — uscirono in una voce di paurosa ammirazione.
— Chi sei? — gli chiese l’imperatore, adagiandosi su d’un alto scanno.
— Sono un antico vassallo de’ signori Camia di Valdinure — rispose timido Terremoto — ed ho nome Arcangelo Rinolfo.
— Sei mai stato a’ soldi come uomo di guerra?