Il gigante credette nulla poter fare di più acconcio che profondersi in un ossequiosissimo inchino, dopo il quale uscì con gli altri dalla stanza imperiale.

Con Carlo V rimase solamente il vicerè di Sicilia, a cui quello istesso aveva ordinato di trattenersi.

Come furono soli:

— Eh? — fece quest’ultimo — cosa ne dice Vostra Maestà?

— Dico.... dico.... — borbottò Carlo V alquanto contrariato — dico che voi avevate perfettamente ragione: la volpe perde il pelo, mai il costume!

— Se domani la Maestà Vostra si lasciasse indurre a concedere la ducea di Milano al signor duca di Castro, non solo il re di Francia e i francesi, ma gli stessi abitatori delle provincie lombarde, non potrebbero pigliare un simile atto che quale il più sanguinoso degli oltraggi.... gittare il ricco e garrito retaggio di Valentina Visconti in bocca d’un figliuolo di papa?... ad uomo siffatto, famigerato già per tutta Italia, a cagione de’ suoi vizi e delle sue turpitudini, assoggettare le nobili popolazioni di quelle province?... tanto basterebbe, perdonatemi, Sire! ad alienarvi l’animo, se non di tutti, di molti!

— Avete ragione, avete ragione! — rintostò il monarca, con un leggero tono d’impazienza — nulla ho, del resto, impromesso che io debba assolutamente attenere: posso mutare divisamento, senza mancare alla fede giurata.

Ferrante Gonzaga si morse a sangue le labra, per occultare la gioia del proprio trionfo.

Egli trionfava infatti.

Facilmente aveva indotto Ercole II d’Este che, siccome figlio della celebre principessa Renata, era parzialissimo di Francia, a fare il proprio piacere, con l’agitargli dinanzi alla mente lo spauracchio della perdita del milanese. Sinchè questo ambito e contrastato territorio rimaneva nella casa di Spagna; un rovescio qualunque poteva, in un prossimo avvenire, retrodarlo alla casa di Francia; ma se — per isventura — ne veniva investito Pierluigi Farnese, a sostegno del quale sarebbesi adoperata tutta la influenza papale, quella speranza cadeva per sempre. Utilissimo, quindi, anche agl’interessi di Francesco I, che lo sterpone di Paolo III fosse così screditato agli occhi del monarca spagnuolo da fargli rinunziare definitivamente al pensiero di quella perigliosa investitura.