— Quale?
— Pellegrino di Leuthen.
— Oh, narrateci — soggiunse Neruccio — narrateci tutto per filo e per segno, poichè dalle vostre parole, non giungiamo a comprender bene quanto v’è intervenuto.
— Ed io vel narrerò volontieri — disse il dabben Rinolfo — ma patto che voi facciate voltar groppa alle vostre cavalcature e mi accompagniate del miglior trotto che io potrò far avanzare questa mia brenna, sino alla città di Cremona.
— Non ce ne metteste nemmanco la condizione voi stesso — fece il conte — che noi medesimi lo esigeremmo.
E, senza perdersi in maggiori parole, così lui come Neruccio, fecero dar di volta a’ loro cavalli, e postisi a’ fianchi del gigante, ripresero la strada già battuta.
Capitolo XLV. Imprudenze di Terremoto.
— Per dirvi tutto — così cominciò il gigante indirizzandosi a Neruccio — e’ conviene mi rifaccia a quella notte indiavolata, in cui vi trovai prigioniero in una casipola delle vicinanze di Perugia.
— Nella casa del chierico — aggiunse Neruccio, guardando all’Anguissola — la notte in cui io ferii la Marazzani e nella quale voi mi traeste prigione.
Terremoto espose allora minutamente tutto quanto eragli occorso, e nel campo pontificio, e nella taverna presso il Trasimeno, e come, nella medesima notte, fosse giunto a strappare, prima dalle mani del Farnese, poscia da quelle de’ suoi scherani, la giovane e perseguitata sua signora ed a fuggire secolei su gli stessi cavalli di que’ loro persecutori.