— Dall’osteria di mastro Luca — continuò Terremoto — facendo galoppare a briglia sciolta i cavalli, che avevamo tolto a’ nostri stessi persecutori; giugnemmo, senza cattivi incontri, a Castiglion Fiorentino, d’onde, riposatici alquanto, tirammo di lungo a piccole giornate sino a Firenze.... a tutta prima il mio intendimento si era di fissarmi in quella leggiadra città, dove avrei sciupato tutt’il mio tempo ad ammirare le statue della Loggia dei Lanzi e le pitture di palazzo della Signoria.... non perchè ne comprendessi alcunchè, ma perchè le mi paiono sì belle e portentose creazioni del genio umano che non si rifinirebbe mai più dal contemplarle.... ma donna Bianca, che, delle faccende del mondo, ne ha sempre saputo e indovinato assai più di me, come naturalmente debb’essere di nobile e culta donzella in paragone di un rustico e misero servo qual mi sono io; donna Bianca mi fece giustamente osservare non esserci troppo a fidarsi del carattere ambidestro e sornione del duca, messer Cosimo de’ Medici, il quale, siccome stava in quel torno girandolando certe sue non so quali macchine a proposito del sanese, per cui, dopo aver fatto il viso dell’armi al pontefice, tornava a mostrarglisi oltremodo manoso; non ci sarebbe stato nulla a stupire se, per amicarsi casa Farnese, e’ fosse entrato nella briccona idea di tradirci.... da stare a Firenze, dov’erano pur ricovrati varî altri fuorusciti perugini, cercammo conoscere il luogo in cui erano iti a pigliar stanza messer Bartolomeo, lo zio di madonna, ed i suoi, e chi ci disse a Siena, chi a Pisa, chi a Città di Castello; ma, anche a questo riguardo, la mia signora osservò molto saviamente che, se il figliuolo del papa durava nelle sue mire sovra di lei e s’ostinava a perseguitarla, la prima città, su cui avrebbe rivolto il pensiero e le ricerche, quella appunto sarebbe stata, che serviva di refugio a’ suoi parenti: meglio però il risolversi a trovare altrove un più sicuro asilo... per un momento, l’uzzollo grande in cui io mi sentivo di rivedere il mio paese natale e di riabbracciare, se ancora in vita, il mio povero e vecchio padre, mi suggerì il progetto di ritornare nella Valle di Nure.... oh, ci sarei volato ad ali aperte col core giubilante!... non so che sia, ma quel cantuccio di terra, in cui s’è aperto gli occhi alla luce e si son dati i primi vagiti e mutati i primi passi, non so che sia; ma pare il più bello e meraviglioso paese del mondo.... senonchè mi prese paura di que’ feroci de’ signori Nicelli.... e non per me tanto, che prima e’ m’abbiano a far stirare le cuoia ci dee correre parecchio tempo; eppoi.... eppoi....

E con tale sua reticenza, che aveva la pretesa di essere fina e maliziosa, il buon Rinolfo alludeva alla famosa predizione fattagli a Gallarate da Gerolamo Cardano.

— Ma — continuò — la paura era tutta per madonna Bianca, contro della quale chi sa quali rappresaglie avrieno potuto que’ maladetti.... ci decidemmo, quindi, per Ferrara, dove la mia signora sapeva trovarsi, da tempo, varî amici e aderenti così dei Camia come dei della Staffa e dove, secondo il suo dire, la duchessa madre che, per buona sorte, erasi fatta allora allora rinnegata ed eretica, non avrebbe mancato di proteggerla contro le ire del papa e i capricci del su’ degno figliuolo.... rimessi però in cammino, dopo un brevissimo soggiorno a Firenze, valicato l’Abetone, rasentata Bologna, arrivammo, pochi dì dopo, a Ferrara, dove non solo i vecchi amici della sua famiglia, ma la istessa corte di messere il duca d’Este, accolsero la mia giovane signora con una premura tale, che.... non canzono!... mi vennero, per la consolazione, le lagrime agli occhi.

A questo punto Neruccio non potè astenersi dal domandare:

— E perchè avete abbandonato quella ospitale e secura dimora?... perchè, adesso, siete qui voi, in mezzo alla via, e madonna Bianca trovasi sola a Cremona?

— Non ci è sola, messere — fu sollecito a rispondergli Terremoto — ella è parte del seguito di Sua Magnificenza la duchessa di Ferrara, la quale s’è recata colà, insieme al suo illustre consorte, per complimentarvi anzitutto Sua Maestà Cesarea il Serenissimo imperator Carlo V... di là, come ha fatto il duca, la duchessa pure doveva portarsi a Busseto per ossequiare Sua Beatitudine il papa; ma, al momento istesso in cui apparecchiavasi a partire, è giunta una staffetta del signor Gerolamo Pallavicino, che annunziava essere tale e tanto il numero delle persone accorrenti al suo castello, ch’egli non avea modo di tutte ricovrarle convenientemente, onde ne dava avertimento massime alle dame, acciocchè provedessero a’ casi loro, per non doversi poi dolere dei troppo scomodi che avrebbero altrimenti patito.

— E voi? — fece Neruccio.

— Quanto a me, è altra cosa — disse il gigante — io fui destinato dallo stesso signor duca ad accompagnare l’uomo di fiducia di un amico suo, messer Gaspare Gozzelini, segretario del signor don Ferrante Gonzaga e dovetti però staccarmi per la prima volta dalla mia signora.... con che cuore vel lascio ideare.

— E da che traete argomento a temere?

— Da una circostanza, messere, di cui giudicherete a vostra volta, che mi ha posto le fiamme dell’inferno nel core.... oh, a Busseto ho commesso delle grandi imprudenze!...