Capitolo XLVII. Triplice alleanza.

Neruccio, l’Anguissola e Terremoto giunsero a Castel Leone di Cremona, che volgevano tuttavia le prime ore del mattino.

I due giovani uficiali si tennero in disparte, mentre il colosso, ch’era ben conosciuto dalle genti del luogo, introducevasi nel castello.

Vedendolo entrare affrettatamente e con sul volto quell’aria interrogativa che accompagna sempre le ansiose agitazioni; talune donne, attinenti alla corte della duchessa d’Este e che furono le prime a badargli, credettero giungess’egli apportatore di qualche infausta novella e gli si fecero incontro premurose, chiedendogli a dieci voci:

— Ecchè?... perchè di ritorno voi solo?... chi v’ha spedito inanzi?... cos’è mai accaduto?... che è mai che qui vi conduce?... qualche malanno è forse toccato a monsignore il duca?...

— No, no, — s’affannava a risponder loro il buon Terremoto — nessuno mi spedisce.... non precedo nessuno.... non ci sono, almeno spero, malanni di sorta....

— Ma che è, dunque?...

— Nulla, vi replico, madonne.... piuttosto io mi piglierò licenza di domandare a voi se mi sappiate dire ove si trova, in questo momento, donna Bianca, la mia signora.

Le damigelle si guatarono l’uaa l’altra di sottecche, con fare stupito, quasi mormorassero tra loro:

— O intendiamo noi di sghimbescio, o costui, poveraccio, ha egli dato il cervello a rimpedulare!