Terremoto girava l’occhio da questa a quella, meravigliando a sua volta della inesplicabile loro meraviglia e cominciando a sentirsi il petto sbattuto dal batticore.

— Vi domandavo — riprese esitante — se mi saprete indicare....

— Eh, v’abbiamo inteso, mastro Rinolfo — lo interruppe una di quelle — ma solo non ci sappiamo spiegare il fine recondito di cotesta vostra domanda.

— Fine recondito?... e che v’ha di strano in questo, che io, ritornando dopo alcuni giorni di assenza, chiegga a cui primo incontro: dov’è la mia signora?

— Ma egli è che, maestro, dov’ella sia il dovreste sapere voi medesimo assai meglio di noi.

— Io?... oh marchiana cotesta!... e come?... e per qual ragione?

— Per la ragione semplice, che ella è partita da Cremona stamane istessa al primo crepuscolo, con la persona da cui l’avete mandata a ricercare.

Terremoto non fiatava per lo sbigottimento.

— Partita?... — farfugliava tra denti, che un’ansia mortale gli facea sbattere come per freddo — partita al crepuscolo?... con una persona che io?... ma chi è codesta persona?...

— Eh, gua’?... — fece la donzella — la persona istessa, che è venuta per conto vostro a richiederla.