— Un vecchietto — soggiunse una delle costei compagne — una specie di castaldo, che scortica la lingua nostra alla maniera de’ tedeschi.
— Ah! — sclamò con un grido Rinolfo.
E, con atto di suprema disperazione, si cacciò ambo le mani tra i cerfugli cascanti dalla bionda capellatura.
Le damigelle lo contemplavano esterrefatte come se avessero dinanzi un fenomeno.
— Ma come.... come? — ripigliò a dire il povero uomo, dopo la pausa di un istante — com’è accaduto che donna Bianca abbia seguito quel farabutto di tedesco, senza sospettare che sotto alle sue parole indiavolate ci potess’essere qualche bertovello?
— Gli è facile a spiegarselo — fece una di quelle — come ve lo abbiamo detto testè, il vecchierello che voi chiamate tedesco, è venuto qui insieme ad un suo fante....
— Ah.... c’era pur seco un fante?
— Sì, certamente; ma questi nemmanco è entrato nella rôcca.
— Era egli un giovinotto sbarbato, con due grandi occhioni neri e lucenti, le sopracciglia copiose e ritte ed alcunchè di donnesco in tutta la persona?
— Che avesse del donnesco mal saprei asseverare, chè lo abbiamo sbirciato solo così alla sfuggiasca; ma giovine e con occhi e sopracciglia come voi dite, era per certo.