— Nemmanco se mi minacciaste di tôrmi di corpo l’anima che è del buon Dio e di darla al demonio: pensate la vita!
— Non vuoi?... bada, Rinolfo, che tu giuochi un’assai mala carta!... hai lasciato in casa la tua donna anch’essa nelle mani de’ nostri.... parli, ed è salva, e, salvo a tua volta, torni immediatamente a raggiungerla.... taci, ed è morta, morta con te, morta prima ancora di te.
— Oh, la mia Annalena! — sospirò il malcapitato senza null’altro aggiungere.
— Ti decidi! — soggiunse il Nicelli, coi denti stretti per l’impazienza.
— Lo sono.
— Ebbene?
— Penso che se io tocco gli ottant’uno al Corpus Domine, Annalena ne compie settantasette a Natale... abbiam vissuto sin di troppo amendue.... ella stessa preferirà sapermi morto e morire con me, a trascinar meco qualche anno ancora di grama esistenza esacerbata dal disprezzo e dall’ignominia.
Il Nicelli si rodeva pel dispetto e durava fatica a contenersi; tuttavia, facendosi forza:
— Sia pure — continuò — ma, dopo tua moglie, c’è il tuo figliuolo....
— Arcangelo? — fece il vegliardo, fissando gli occhi spaventati sul suo tormentatore.