Era probabilmente la campana di Cogno San Savino, che suonava l’Angelus e le Avemmarie della sera.
Dentro il casolare — nella più riposta sua stanza — ascondevasi una donna tutta imbacuccata in un grossolano ferraiolo virile, tra le pieghe del quale studiavasi amorosamente d’avvolgere una bambinetta poco più in su dei due anni.
Quella donna noi l’abbiamo vista una prima volta a Parma, sin dal principio di questa narrazione, in circostanza del solenne ingresso che vi fece papa Paolo III; l’abbiamo riveduta nella rôcca di Camia, al momento in cui vi facevano invasione e massacro i Nicelli; poi a Castell’Arquato presso i signori di Santafiora; poi a Perugia, durante la guerra del sale, e finalmente l’abbiamo perduta di vista a Castel Leone di Cremona, d’onde l’aveano presumibilmente allontanata le insidie di Pellegrino di Leuthen e di Olimpia de’ Marazzani.
Quella donna, era la nostra Bianca della Staffa.
Ma, ohimè, quanto cangiata!
Era sempre giovine, ma di quella giovinezza infelice che già fievolmente combatte contro gli assalti di una precoce maturità; — era sempre bella, ma di una bellezza pallida, meditabonda, severa, assai più fatta per ispirare la reverenza e la pietà che non i dorati sogni d’amore.
E stava seduta, o piuttosto, accoccolata s’uno scannello, con in braccio quella bionda creaturina, che sbatteva i denti pel freddo, e — a quando a quando — volgeva all’uscio uno sguardo insieme ansioso e trepidante, come sperasse o temesse di là dovesse giungerle qualche fausto od infausto annunzio.
Come accadeva tutto ciò?
Spiegamolo al lettore.
Terremoto — come frequentemente ci corse obligo di avertirlo — non brillava nè per intelligenza nè per perspicacia. Contento però d’aver contribuito — e come! — al rovescio de’ malaugurosi progetti macchinati dai Fieschi ed anche un poco da Pierluigi Farnese; e’ se ne riedeva a Piacenza, preoccupato solo di adempiere allo incarico affidatogli da’ suoi due signori ed amici, ch’era quello di speculare come si trovassero le faccende in seno alla novella corte farnesiana e di riferirne loro a pena fossero di ritorno.