Per tal modo, egli assecuravasi che nessuno potesse entrare nella sua carcere e scuoprire la morte del carceriere e la sua evasione.
Benchè tardo di mente, la gravità del pericolo, l’urgenza di scamparne, gli davano una facilità di concezione che non era da lui.
L’uscio della camera de’ tormenti metteva ad uno angusto corritoio, il quale — a destra — andava a sboccare in un’ampia sala, tutta contornata di grezzi seggioloni a cuscini di cuoio e con in mezzo un grande tavolo coperto da un negro tappeto. Probabilmente era la sala de’ giudizi: e questa adduceva ad altre, che poi aveano sfogo su d’un cortile.
Da simil parte non poteva, dunque, convenire lo avventurarsi, imperocchè fosse ovvio che — per quanto si dovesse approdare a un egresso — tornava indispensabile il transitare per ambienti abitati e custoditi sa Iddio da quale sterminato novero di servidori e di sgherri.
Laonde Terremoto retrocesse e tentò l’altro ramo, che si prolungava a sinistra.
Questo terminava ad una stretta e bassa postierla, al sommo della quale, un piccolo occhio di pavone sbarrato di ferro, lasciava scorgere chiaramente come, per essa, si potesse uscire liberamente all’aperto.
Era, di fatto, la postierla per cui si smaltivano i cadaveri de’ morti in prigione, o sotto gli spasimi della tortura: una specie di porta libitinense.
Felice dell’avventurata scoperta, il buon Rinolfo ne osservò attentamente la serratura e si dispose ad esperimentarvi su — l’una dopo l’altra — tutte quante le chiavi penzolanti dal grosso anello, che teneva fra mani. Ma non ebbe mestiere di esaurire tale uggiosa bisogna: al secondo giro della terza chiave la stanghetta della toppa cedette, la pesante postierla girò silenziosa su’ propri cardini ed egli potette convincersi di non essersi male apposto supponendo che, per essa, si avesse direttamente adito fuori delle mura della cittadella.
In due salti, egli ritornò, quindi, alla camera dei tormenti, e, da questa — sgattaiolando pel foro che egli stesso avea poco prima praticato — passò in quella, dove trovavasi Bianca, e — senza trattenersi in perigliose ed inutili spiegazioni:
— Seguitemi — le disse, con tono quasi imperioso — possiamo fuggircene, senza alcun rischio.