La giovine donna lo guatò stupita, come mal sapesse acconciarsi a prestar fede a quelle sue iattanti promesse; ma egli non le lasciò agio nè di muovergli una domanda od una obiezione, nè di smarrirsi nei dubî e nelle paure e — strettala per una mano:

— Seguitemi, madonna — le ribattè — seguitemi subito, o guai per l’anima vostra!

Bianca, dominata, non ebbe cuore di muover verbo; si strinse al seno la bambinetta, che le dormiva fra le braccia, e lo seguì.

Pochi minuti dopo erano fuori della cittadella.

La sera dello stesso giorno ricovravano nel casolare della Chiappa, dove li abbiamo visti al principio di questo capitolo.

Capitolo LIII. Stefanaccio.

Mentre la meschina donna — ravviluppata con la sua creaturina entro un grossolano mantello, che il suo fido servo erasi fatto cedere in cammino da un antico vassallo de’ Camia — cercava un po’ di riposo alle fatiche ed alle emozioni di quella memoranda giornata; egli — Terremoto — teneasi, come abbiam detto, in sentinella su la porta del povero tugurio, affin di vedere se mai — per mala sorte — la sua fuga e quella della sua signora fosse stata troppo presto scoperta e le cavallerie del Farnese sguinzagliate a dar loro la caccia.

Nel caso di quella scoperta non c’era altro d’aspettarsi.

Stava da mezz’ora circa in quella postura, allorchè gli parve vedere inoltrarsi alla sua volta una piccola forma umana che disegnavasi in nero sul bianco della neve nel modo più strano e grottesco.

Le gambe — perchè due sole — comunque torte e bistorte, apparivano pur sempre quelle di un uomo, ma il restante — le braccia lunghe così che quasi toccavano il suolo; la testa avvallata in guisa tra le spalle da non lasciare nessunissimo posto pel collo; i capelli irsuti, scarmigliati, lunghissimi tanto da parere piuttosto un fastello di vetrici o di sarmenti — aveva più che altro dello animalesco e bestiale.