— Gesummio.... cosa sento?
— E cotesti, che vengono, sono senza dubio suoi scherani sguinzagliati su le nostre traccie.
— Cosa intendete fare?
— Non lo so, Stefanaccio, non lo so; ma difendere sino all’ultimo respiro la mia giovine signora.
— Ed io con voi, Terremoto.... se nostro Signore Iddio non vuole tenermi conto del poco bene, che ho fatto sinora, ce ne aggiungerò un altro tanto, affinchè non mi possa niegare il suo perdono!
— Non c’è più dubio, Stefanaccio: sono uomini a cavallo.... chiudiamo, chiudiamo la porta, asserragliamola, prepariamoci alla difesa.... oh, perchè siamo d’inverno!
Il superstizioso Terremoto pensava sempre alla predizione di Gerolamo Cardano: temeva si dovesse avverare e, non tanto per sè, come sempre, quanto per l’amata persona, che trovavasi sotto il suo patrocinio.
Capitolo LIV. Preliminari.
Erano, nel frattempo, ritornati di Milano i nostri due amici Anguissola e Neruccio ed inutilmente avevano ricercato di Terremoto, acciocchè gl’informasse della situazione delle cose: Terremoto non c’era. — Voci vaghe e strane correvano, per altro, tra il popolo minuto ed in particolare tra i birri ed i lanzichenecchi di palazzo. — L’arresto del gigante e la sua fuga di cittadella, con una donna misteriosa, ch’ivi il Farnese tenea serrata e prigioniera, non erano omai più un segreto per nessuno. Solamente nulla se ne sapeva di certo: chi diceva bianco, chi nero; chi ingrossava la faccenda sino a darle proporzioni e caratteri fantastici, leggendari, diabolici; chi l’ammenciva al grado di una ridevole farsa.
Posti in sospetto da un sì incerto ondeggiare di dicerie, i nostri due amici pensarono venirne in chiaro col ridursi alla presenza del medesimo duca. — Lo trovarono circondato da’ maggiorenti di corte; il Filareto ed il Caro gli stavano a’ fianchi e — dietro tutti come nascoso nella penombra, tenevasi un giovine paggio, che — al loro ingredere — dètte un trabalzo e subito si allontanò. Non così presto, tuttavia, che il conte Anguissola non avesse prima agio di fissargli gli occhi negli occhi e di ravvisarlo.