— Non basta!... non basta! — sorsero a protestare diversi ed, in particolare, i fratelli Pallavicino ed il conte Scotti.

— Lo so, che non basta — fece alteramente l’Anguissola — ed eccovi perciò appunto messer Federigo Gazino, che sta dando mano ad un secondo foglio per leggervi ciò che vi manca.

Il Gazino, infatti, s’era avanzato nel mezzo il circolo de’ cospiratori, e si teneva una carta sotto il naso, in atto di leggere.

— Silenzio!... badiamo!... — mormorarono taluni.

Ed egli lesse:

«Capitoli concessi al conte Gio. Angosciolo in Milano a li VII settembre.

«Oltre gli altri capitoli concessi per me in nome di S. Maestà al conte Giovanni Angosciolo seguendo l’effetto del trattato di Piacenza, si concedono anchora li due infrascritti, cioè:

«Che de li omecidii, che seguissero in la città il giorno del caso (!) non sarà adomandato conto nè ragione, nè similmente di robbe, et denari, che fussero stati acquistati in qualsivoglia modo, ma che tale robbe, et denaro saranno tenuti per acquistati a buona guerra.

«Perchè la città di Piacenza dice, che in tempo dei Duchi di Milano era assai aggravata in le cose dell’estimo, si promette fare, che sia disgravata, et reducta a quello, che si troverà convenirsi di ragione, et oltra questo, che in le impositioni, et graveze extraordinarie, che s’imponeno a lo stato di Milano, sarà sempre della terza parte de la portione, che toccasse ad essa.»

I congiurati si dichiarano pienamente sodisfatti.