— Ora — soggiunse il Gozzelino trattosi in mezzo a loro — l’alto ed illustre mio signore ha già reso d’ogni cosa partecipe l’augusta persona dello imperatore Carlo V e tiene già in pronto quattrocento cavalli bene agguerriti, onde, a pena spiccia la faccenda di Pierluigi, volare all’occupazione di Parma... guai se a questo non si provedesse!... restando Parma in potere del papa non è a dubitarsi che subito guerra ne scoppierebbe e bisogna evitarla a ogni costo.
— E Sua Maestà — interpellò il conte Landi — ha dato l’adesione sua agl’intendimenti del magnifico vostro signore?
— No, messere il conte — fece scaltramente il segretario — ma il mio signore ha saputo trovare il modo di farne senza... ed eccovene la prova in questo brano di lettera, che io medesimo ho scritto per lui alla Maestà Sua.
E lesse ghignando ciò che segue:
«..... come la M. V. vederà, v’è un capitolo, per il quale mi si dà un giorno di tempo, et non più ad accettar o no l’offerta, in virtù del qual capitolo vengo posto in necessità di accettarla senza consulta di V. M. per non lasciarla andare in mano de’ francesi. Et per questa via pare a me, che non solamente io vengo scusato del fatto; ma V. M. molto più justificata, che non seria in caso, ch’el negocio si diferisse fin a poterlo consultare con essa: perchè aspettando a quel tempo a far l’effetto, pareria fatto di ordine et con sentimento di lei; dove facendosi di presente non si può conjetturare che essa vi habbia avuto parte.»
Un mormorio d’ammirazione scorse per l’assemblea. Tutti s’inchinarono dinanzi alla politica scalabrina del duca di Guastalla, il quale preludeva, trecento anni sono, all’arti oggidì tanto decantate dei Talleyrand, dei Metternich e dei Bismark.
— Egregiamente! — sclamò il Confalonieri.
— E come divisate menare a fine l’impresa? — ripigliò il Gozzelino.
— Oh, semplicemente — fece l’Anguissola — domani istesso la faremo finita.
— Domani? — susurrarono alcuni meravigliando.