— Sì, sì — continuò il capo del complotto — ogni remora ormai può tornarci fatale e disastrosa.... domani!... Cinque di noi, designati dalla sorte, capitaneranno i restanti.... procediamo immediatamente al sorteggio.
Francesco Maria Marconi che — come uomo di lettere — aveva recato seco il necessario; trasse la carta, le penne d’oca ed un piccolo calamaio di peltro e — situato il tutto s’un largo tavolo, che occupava un canto dello stanzone — invitò i compagni a scrivere ciascuno il proprio nome su di altrettanti quadrucci, che, arrotolati, vennero quindi raccolti, come in un bossolo, entro il morione del capitano Antonio Ugoni.
Opilio Pallini — perchè il più giovine de’ radunati — s’ebbe allora l’incarico di rappresentare la cieca figlia del caso ed estrasse cinque rotoletti dall’elmo.
Lo stesso Gozzelino — come il più imparziale, perchè non attivamente implicato nella congiura — sciolse le cartoline e ne proclamò ad alta voce il contenuto.
Il primo rotoletto diceva:
— Pallavicino conte Alessandro.
Il secondo:
— Pallavicino conte Camillo.
Il terzo:
— Landi conte Agostino.