— Sono spie! — pensò Neruccio.
E — cacciati gli sproni ne’ fianchi del suo cavallo — si slanciò a briglia sciolta dietro di loro, gridando a squarciagola:
— Traditori! traditori! fermatevi!
A tale intimazione, anche coloro, cui veniva indiretta, si dèttero a scappare con tutta velocità e si sarebbero indubiamente sottratti amendue al pericolo, che li minacciava, se il cavallo di uno di loro — incespicando contro un grosso macigno — non fosse d’improviso traboccato a terra.
L’altro tirò via ed, in breve, disparve.
Neruccio raggiunse il cavaliero caduto, scese di sella e lo sollevò.
Affisandolo in faccia, comunque al debole chiarore della notte, subito lo riconobbe: era la stessa persona, con la quale s’era scontrato e battuto ne’ pressi di Perugia, era la terribile Olimpia Marazzani.
Come?... perchè in quel luogo?
Facile a spiegarsi.
Da parecchio tempo, profittando della circostanza che l’Anguissola, suo spauracchio, trovavasi a Genova per la faccenda de’ Fieschi; ell’aveva lasciato Castro e gli abiti muliebri, per rimettersi in ispoglie virili e recarsi a Piacenza. Pellegrino di Leuthen le era — come di solito — compagno.