— Che male m’hai tu fatto?

— Non se’ tu l’amante di Bianca della Staffa?

— Sì... lo sono, lo fui!

— Ebbene, mio bel capitano, conosci tu quale sia attualmente la sorte di quella dilettissima tua?...

— Oh, darei una parte del mio sangue a saperlo.

— Non darai nulla e lo saprai parimente.... Ti ricorda della sua disparsa da Castel Leone di Cremona?... fui io, io con Pellegrino di Leuthen, che la indussi in abbaglio, la eccitai a seguirci e la tradussi in balìa di Pierluigi Farnese.

— Oh, ma perchè... scellerata?

— Perchè la sua ritrosia, la sua castimonia mi ferivano nell’amor proprio; m’erano come un rimbrotto; perchè volevo avvilirla.

— Iniqua.

— E ci sono riuscita, e più ancora di quanto non isperassi.... Ella volle bensì scampare, per tutte le vie, al destino, che le sovrastava; strillò, si svelse i capegli, battè del capo nel muro per darsi la morte; ma a nulla le valse; c’ero io, io, che prestavo mano ed aiuto al mio vendicatore e, fra tutti due, riuscimmo ad averne ragione.