Alla fine Neruccio credette prudenza lo intervenire e:
— Figliuoli — soggiunse — badate che la presenza di costei in questo luogo è un periglio per tutti... se l’accaduto si conoscesse, io n’avrei il patibolo e voi le vergate.
Non avea conchiuso il suo dire, che ottanta ferri balenavano sinistramente su l’ignudo corpo della misera vituperata; ed uno le penetrava dritto nel core; e l’altro le spiccava, d’un manrovescio, il capo dal busto; ed altri la colpivano, la frastagliavano, la recidevano in cento pezzi.
Di lì a un istante, di quella giovine donna feroce e superba non rimaneva più chè un ammasso di informe carname, che quei bestiali, altrettanto vili e paurosi quanto malnati, seppellivano in un canto del cortile entro una buca scavata lì per lì e coperta di poca terra.
Non solo Olimpia Marazzani non era più, ma nessuno poteva nemmanco sapere od imaginare cosa ne fosse seguito.
La vendetta di Neruccio s’era compiuta.
Dio non paga il sabato.
Capitolo LVII. Ultime gesta di Terremoto.
Abbiamo lasciato il protagonista di questa nostra narrazione al momento, in cui rinchiudevasi affrettatamente, col navichiere Stefanaccio, entro la propria casuccia e ne sbarrava ed asserragliava accuratamente la porta. — Egli non avea preso abbaglio circa il rumore, che lo spingeva a quelle sollecite cautele: erano veramente gli uomini di Pierluigi, che s’inoltravano nella notte in busca di lui. — Li capitanava il Trentacoste ed il Bombaglino ed erano in numero di sedici, tutti a cavallo. — Chi li avea posti su la via era stato un villano presso cui Terremoto avea sostato un breve momento, per farsi prestare un cencio di mantello, col quale la sua signora potesse riparare dal freddo intenso sè e la propria creaturina. — Il villano stupido — assediato dalle interrogazioni de’ sgherri — non avea saputo schermirsi e s’era lasciato andare a narrar loro tutto quanto avea visto e sapeva sul conto de’ fuggitivi. — Il gigante — così avea detto — era persona del luogo, abitante al di là di borgo San Bernardino, al di là dello antico castello de’ Camia, in una piccola catapecchia del villaggio della Chiappa, che incontravasi alle falde di monte Osèro. — Trentacoste e Bombaglino non desideravano di più.
Erano scorse forse meno di dieci minuti, dacchè il gigante ed il navalestro s’erano ritirati, quando quelli giunsero sul luogo. Raccomandarono le loro cavalcature a un gruppo d’alte ed annose querce, che sorgevano alla loro destra, nel luogo istesso dov’era l’umile tomba della vecchia Rinolfo; quindi si sparsero in giro dintorno al tugurio e lo circuirono come d’assedio.