Traendo seco la fanciulla, che, in pari tempo, gli serviva di guida, indietreggiò rapidamente ed — infilati, prima il corridoio settentrionale, e, poi, quello a ponente — si propose di toccare il ramo della scala opposto a quello che aveva dato sfogo alla mischia de’ sgherri, prima che i suoi quattro avversari gli fossero alle calcagna.

Nè fallì nel suo intento.

I quattro — rimasi inopinatamente al buio — si impacciavano a vicenda: dovettero abbassare le armi per non correre il rischio di bucarsi l’un l’altro; procedere confusamente tastone lasciare che, intanto, Neruccio si slontanasse.

Seguendo le indicazioni di Bianca, questi, infatti, aveva attinto e superato il primo rampante della scala e già stava per profittare del tumulto dominante il cortile, per tentare d’attraversarlo inosservato; quando — ad un richiamo del Monte Ochino — i suoi scherani, che — sotto il comando del conte di Niceto — erano pervenuti ad aver ragione de’ ribelli; si riversarono in massa nel vestibolo e gli sbarrarono improvisamente il passaggio.

Dinanzi, una fitta siepe di spade, di picche, di partigiane, tutte pronte a ferire; dietro, i suoi quattro inseguitori che s’avacciavano alla riscossa e de’ quali s’udiva già il calpestìo. Neruccio si riconobbe perduto e, stringendo con effusione la mano della fanciulla, in pro’ della quale s’era così temerariamente esposto:

— Il vostro nome, madonna! — le susurrò a bassa voce — che, prima di morire, io sappia almeno per chi do questa mia povera vita!

— Oh, non mi parlate in tal modo! — gli rispose ella con tenerezza — io mi chiamo Bianca della Staffa; ma questo nome mi diverrebbe odioso, se non dovessi più udirmelo ripetere da voi!

— O Bianca! Bianca! — ripetè egli in uno slancio di sublime entusiasmo e, sollevatala sul braccio, mosse resoluto per gittarsi contro la barriera vivente che gl’impediva la via e schiudersi, ad ogni costo, un passaggio.

Ma non aveva così mutato un passo che dovette abbandonar la fanciulla, la quale lo vide vacillare, incespicare, cadere: un terribile colpo di punta ammenatogli alle spalle lo fece stramazzar boccone e ruzzolare sino a pie’ della scala, rigando i gradini di una striscia di sangue.

Era il Monte Ochino, che — sopravvenuto in quel punto — lo aveva conciato in tal guisa.