— Il brincipe Ottavio Farnese.... der bruder, fratelle del gartinale Alessantre....
— E accanto a lui?
— Suo patre, il signor tuca ti Castre, figliuole del papa....
A queste parole, il giovine soldato, di pallido che era, si fece livido in volto, strinse le pugna, digrignò i denti e — come se tutta la tempesta d’odio profondo, che certamente gli ribolliva nel cuore, avesse potuto trovare uno sfogo pel veicolo de’ suoi sguardi — li affisò fulminanti su Pierluigi Farnese, che, in quel momento gli transitava d’inanzi, cavalcando un superbo ginetto di Spagna.
Pellegrino continuava indarno a sciorinargli la sua dotta nomenclatura delle notabilità che seguivano il papa; lo tirava per la manica, onde mostrargli i giovinetti principi Ranuccio ed Orazio, altri figliuoli del signor duca di Castro, e il loro precettore Baldassare Molossi da Casalmaggiore, detto il Tranquillo, e i capitani Giambattista Savelli ed Alessandro Tommasoni da Terni, e il segretario del duca, Apollonio Filareto, ed altri ed altri: il soldato non gli prestava più ascolto. Pareva che tutte le facoltà gli si fossero concentrate negli occhi, i quali — con fissità spaventosa — seguivano sempre il Gonfaloniere di Santa Madre Chiesa, che andavasi intanto perdendo in mezzo alla folla.
Come lo intero corteo fu loro sfilato dinanzi, eglino pure — il soldato e Pellegrino di Leuthen — si risolvettero di piegare verso la cattedrale, dove quello doveva far capo; ma — per quanto studiassero di affrettare il passo e di mettersi per iscorciatoie — tale e tanta era la ressa che queste pure ingombrava, che non poterono giungervi se non molto in ritardo e quando già scesa la notte.
La piazza del duomo risplendeva d’infinito numero di torce, o infitte allo ingiro nelle muraglie, o recate in mano da valletti del vescovado e della comunità. — Su la gradinata adducente al magnifico tempio, che l’antipapa Cadalo fondava nel secolo XII, circondato dall’alto clero ed in solenne pontificale, il cardinale Guidascanio Sforza di Santafiora, che, a soli vent’anni, era già vescovo di quella città, stava aspettando nel Santo Padre il proprio avo materno.
Tanti nipoti del papa scombuieranno senza dubio la intelligenza del nostro lettore, ond’è che reputiamo debito nostro fornirgli qualche più preciso cenno sul conto dell’avo.
Nato da Pierluigi Farnese e da Giovanna Caetani, Alessandro, ch’era salito al trono pontificio il 12 ottobre 1534, doveva tutto il proprio credito alla celebre Giulia Bella, sua germana, una delle concubine di papa Alessandro VI, il quale, creatolo cardinale nel 1493, lo inviò nelle Marche suo legato apostolico. — Ivi il Farnese — per non parere da manco dell’ottimo e massimo suo protettore — s’imbizzarrì d’una Lolla Ruffina di Ancona, che lo fece padre di parecchi figliuoli, tra’ quali Costanza e Pierluigi. — Ma, per un buon papa di que’ giorni, non bastava lo aver prole, come se n’ebbe Rodrigo Lençol-Borgia e Giulio de’ Medici: gli occorrevano eziandio nepoti da farne altrettanti cardinali, vicari, priori e scrittori di lettere apostoliche. — Però, sin da molti anni prima, il Farnese aveva procacciato a prepararsene, maritando la figlia a Bosio II Sforza di Santafiora, signore di Castell’Arquato e dei dazi di Chiavenna e della Rocchetta, ed il figlio, nel 1519, a Girolama di Luigi Orsini, conte di Pitigliano. — Costanza, vedova da tre anni, aveva undici figli: Guidascanio, Carlo, Sforza, Mario, Paolo, Alessandro, Giustina, Camilla, Francesca, Giulia e Fausta; Pierluigi per contro, non ne aveva che cinque: Alessandro, Ottavio, Ranuccio, Orazio e Vittoria. — E l’ottimo avolo, che, più che papa, potevasi chiamar patriarca, appena cinta la tiara, s’affrettò a nominar cardinali i due primogeniti, Guidascanio di Costanza, che non contava sedici anni, ed Alessandro di Pierluigi, appena quattordicenne. — Poi creò il suo proprio figlio Gonfaloniere della Chiesa, gli dètte la signoria di Nepi e il ducato di Castro, compro da Gerolamo Estontevilla: ed in quel torno stava industriandosi per investire il nepote Ottavio della ducea di Camerino e fargli ottenere in moglie Margherita d’Austria, bastarda di Carlo V, che il pugnale di Lorenzino de’ Medici e la draghignazza dello Scoroncocolo avevano vedovata, dopo sette mesi di matrimonio, la notte del 6 gennaio dell’anno precedente.
Il giovane soldato, col quale abbiamo stretto testè conoscenza, erasi spinto giù per le vie secondarie che, da quella maggiore di San Michele, conducono al duomo; ma, impedito dalla fitta di gente che si accalcava dovunque, non eravi potuto giungere se non quando già vi si trovavano il papa e la sua corte.