Lungo la via, erasi separato da Pellegrino di Leuthen, che un orafo aveva trattenuto in cammino per mostrargli alquante vecchie monete di rame, scoperte negli scavi di fondazione delle nuore mura, e quando — rasentando il Battistero da quel lato in cui sorgevano, un tempo, le case de’ Salimbene — giunse a metter piede su la piazza della cattedrale; uno strano ed inatteso spettacolo gli si spiegò sotto gli occhi.
Era un agitarsi incomposto di fiaccole, un tempestoso scalpitar di cavalli, un accozzarsi di spade, un gridìo d’imprecazioni e di lagni, un fuggi fuggi generale di tutto lo immenso popolo ivi raccolto, un trambusto, un tumulto, una indescrivibile confusione.
In quello istesso momento, una giovinetta, che pareva fuggisse inseguita da un gentiluomo a cavallo, gli corse inanzi spaurita come invocando soccorso.
Il soldato la riparò dietro di sè, facendole scudo del proprio corpo, e, cacciata la mano in su l’elsa attese di piè fermo il cavaliere, il quale, per altro — visto appena quell’atto minatorio — fe’ voltar fianco alla sua cavalcatura, e si allontanò.
— Sempre lui! — mormorò trasalendo il soldato, perocchè, nel gentiluomo, avesse riconosciuto Pierluigi Farnese; e tratta la fuggitiva a ricovrare entro la più vicina porta del Battistero, vi si piantò ritto dinanzi a mo’ di sentinella.
Vediamo adesso cosa fosse accaduto.
Capitolo II. La bianca chinea.
Quantunque il medio evo avesse compiuto la sua parabola con lo spirare del secolo XV e fossero insieme cessate le sanguinose lotte fratricide de’ guelfi e de’ ghibellini, che ne furono sintesi; non s’erano tuttavia ancora totalmente attutite certe rivalità di famiglia, che, da quelle fazioni, ripetevano il loro antico rancore.
Nel piacentino, in particolare, scoppiettavano pur sempre, sotto la cinigia de’ nuovi tempi, le mal sopite faville di quegl’intestini dissidi e, tra le possenti casate de’ guelfi Camia e de’ ghibellini Nicelli, emoli nel contrastrarsi il primato del Valnurese, durava sempre acerrimo l’odio, perenni gli sfregi e l’arrecarsi vicendevole danno.
Notammo già del basso amore che il legato pontificio risiedente a Piacenza nudriva per una misera mendicante di quelle istesse regioni. Ora, siccome costei era già stata vassalla dei Camia e dalle costoro famiglie frequentemente beneficata, egli, di rimpatto, mostravasi verso di loro sovrammodo benevolo e parziale; dal che un sempre maggiore argomento all’astio de’ Nicelli. I quali, irritati da un siffatto contegno e resoluti di muoverne querela alla istessa Sede Pontificia; come riseppero che il papa in persona, traendo di Roma, doveva trattenersi alcuni giorni a Parma, fermarono spedirgli il conte Stefano, loro capo principale, ed il marchese Giambattista da Cattaragna, affinchè gli denunziassero i tristi procedimenti del cardinal Del Monte e ne suscitassero le ire contro i loro abborriti rivali. — Ma del partito preso e dello scopo di tale deputazione questi s’ebbero vento e non mancarono, a tempo acconcio, d’inviargli eglino pure i loro più validi rappresentanti.