I due Nicelli contavano in Parma vari aderenti ed amici, primi tra’ quali un Andrea Baiardi ed un Massimiliano Balestieri, giovinastri arrischiati, lesti di mano e facili al sangue, che già più volte avevano stretto parentela con la berlina e sculacciato la pietra e — forse per quell’adagio francese che qui se ressemble s’assemble — fu su costoro che quelli fecero il loro maggiore assegnamento, per trovare appoggio presso la persona del papa.

Abbigliati de’ loro abiti più sfolgoranti; tutti broccato, oro, gemme, pennacchi; seguiti da una serqua di ceffi patibolari in livrea; mossero quindi ad incontrarlo insieme alla folla e lo accompagnarono sino alla piazza del duomo, dov’era proposito di Stefano Nicelli il farglisi inanzi e presentargli certo suo memoriale.

Paolo III — sempre a cavallo della sua bianca chinea — andò ad arrestarsi appiè della gradinata, su cui lo stava aspettando il nipote cardinale, e — mentre questi gli reggeva umilmente la staffa — scese di sella. — Colse la propizia occasione il Nicelli per islanciarsi, nel duplice intento di stendergli il suo memoriale e sostenerne la mula pel morso, onore di que’ giorni ambitissimo; ma un altro il prevenne: un altro, che — circondato pure da congiunti e famigli — teneasi su la scalea poco discosto dal vescovo, si avanzò in pari tempo e, prima di lui, afferrò le briglie della cavalcatura papale.

Quell’altro era un Camia.

Misurando tutto il proprio svantaggio, Stefano Nicelli intravide, d’un tratto, di quale odioso maneggio fosse stato vittima insieme a’ suoi: i Camia, istrutti de’ loro intendimenti e forti dell’amicizia de’ conti di Santafiora e dello stesso vescovo di Parma, li avevano prevenuti e soverchiati in guisa, che non c’era più nulla a sperare.

Acciecato, quindi, da un subitaneo accesso di rabbia:

— Nicelli! Nicelli! — si pose a gridare e, dato un passo inanzi, ghermì quelle istesse briglie che già stavano in mano del suo avversario.

— Camia! Camia! — gridò questi, a sua volta, e, indietreggiando, trasse a sè la chinea, che — per non voler salire su la gradinata — cominciò a recalcitrare e a scuotere impazientemente la testa.

Alla chiamata di Stefano, accorsero subito i suoi, insieme al marchese di Cattaragna, capitanati dal Baiardi e dal Balestrieri, con nuda in pugno la spada: altrettanto fecero i seguaci del Camia al suo grido di allarme; onde ne nacque una colluttazione, una zuffa, un parapiglia d’inferno.

Il mastro di stalla pontificio — dabben galantuomo, più tenero delle sue bestie che non madre de’ figli — erasi intanto introdotto fra’ due litiganti, che a furia di strappate di morso, squarciavano brutalmente la bocca della sua preziosa giumenta, e si destreggiava in varie guise pur di riuscire a levarla loro di mano.