Pure al di fuori regnavano fitte le tenebre, perocchè l’ora fosse già molto inoltrata; ma quel biancastro bagliore che schiara sempre le aperte campagne, anco nelle notti più buie, doveva bastargli per riconoscere le sembianze dell’uomo che si recava in collo, massime ove questi fosse veramente suo padre.
E lo era.
Allora soltanto, nell’affisarlo in volto, Terremoto potè rendersi ragione del come nè gli avesse risposto, nè mai potuto articolare parola.
Il misero aveva lo sbadacchio.
Era un grosso frammento di legno, che altri gli aveva confitto tra le mandibole a forza sgangherate.
Terremoto gliel tolse subito di bocca; ma non per questo il vecchio potè far altro che ringraziarlo di un tenero sguardo. — Levò una mano, mosse le labra per dir qualche cosa; ma le forze lo abbandonarono di un tratto e si lasciò cadere su la spalla del figlio privo di sensi.
Così, come portasse un bambino, Terremoto, col suo vecchio genitore tra le braccia, ricalcò lento lento la via già percorsa e — schivando la parochia dell’Olmo con l’obliquare a sinistra — lo riportò su quello istesso suo letticciuolo d’onde le avevano strappato i birri del Monte Ochino e sul quale un sorso di vin generoso ministratogli dal figlio valse a farlo rientrare in sè stesso.
Rinunzieremo a dipingerne il dolore quando si vide al fianco la spoglia inanimata della sua donna e ne riseppe la morte.
Non ebbe nè lacrime, nè sospiri, nè parole: rimase muto a contemplarla, poi volse gli occhi in alto e pregò.
Il suo Arcangelo intanto, nell’apprestargli altro vino e un po’ di cibo, lo andava incalzando perchè lo istruisse di quanto gli era accaduto.