A’ due rispettosi vassalli, che le si affaccendavano attorno con ogni maniera di sollecitudini e profferte, ella non faceva che ripetere:
— E il nonno?.... e il nonno?.... e quel povero giovine?...
— Dio buono — le chiese un volta Luca Rinolfo — ma che gli è dunque intervenuto a Sua Eccellenza?
— È appunto il non saperlo che mi rattrista così — rispose la fanciulla — que’ furibondi se lo hanno levato in collo e portato via secoloro e sa il cielo dove l’avranno trascinato, cosa gli avranno fatto.... ecco ciò che mi accuora!... e quel povero giovine?...
— Chi è, madonna — le dimandò Terremoto — cotesto giovine, per cui sì vi affliggete?
— È un soldato, che incontrai già a Parma, nell’aprile dell’anno scorso, quando ci fummo ad incontrare il Santo Padre.... e non ci fossimo mai stati, che anche allora ci fu sangue e da quella malaugurata circostanza si rincrudirono le inimicizie.... e anche allora egli si levò in mia difesa ed ha fatto altrettanto pure testè, quantunque mi sia parso militasse contro di noi.... e l’ho visto io stessa cadere.... e adesso non so se sia nè vivo nè morto.
— E com’è, madonna? — fece risolutamente il colosso — come si chiama?
— Si chiama Neruccio Nerucci.... ci disse il suo nome quando lo incontrai la prima volta e non m’è più mai uscito di mente... è un giovine che non conterà ancora trent’anni... bello, oh, bello come un angiolo del Signore!.... ha un’aria dolce, nobile, attraente.... alto, bruno di chiome, con due leggeri mustacchi...
— E in qual modo è vestito?
— Allo incirca come un lanzo imperiale.