Erano un pesante morione spennato ed una corazza con bracciali, guanti e cosciali, che — insieme ad un lungo spadone, una daga ed un pugnale — aveva preso, come sua parte di bottino, ad un cavaliere francese caduto morto d’arcione nell’ultima delle menzionate battaglie e che uscivano dalla rinomata armeria milanese della Lupa.
Se ne coperse; calzò due ampli stivaloni di buffalo; s’appese alla cintola il corno della polvere e la borsa de’ piombi; si tolse in ispalla un grosso e rugginoso archibugio a rocchetto e, con tutto quell’arsenale indosso, uscì di casa per cimentarsi all’arduo incarico ch’erasi assunto.
Spuntava l’alba.
Come i Nicelli — accingendosi alla proditoria impresa contro la rôcca di Camia — avevano in pari tempo spedito accozzaglie di berrovieri e soldati a minacciare le altre diverse terre de’ loro nemici e che la novella delle loro correrie s’era diffusa, con la misteriosa rapidità dello elettrico, per tutti i dintorni; non uno de’ sbigottiti villani osava tampoco far capolino da’ proprî abituri, onde le circostanti campagne vedevansi completamente deserte.
Prenunziato da una fresca brezzolina tagliente, il sole s’inoltrava come trionfatore inerpicandosi a’ più alti pinacoli e cacciandosi inanzi i suoi due eterni nemici: le nubi giù dall’opposto orizonte; le tenebre, giù ne’ burroni della vallea.
Grado grado, e tocchi appena de’ rossastri suoi raggi, le vette, le castella, i casolari, le selve spiccavano improvisi quasi emergessero per incanto dall’ombre della notte, evocati dagli scongiurî di un mago, e le alternative mobili e fuggenti di oscurità e di splendori che correvano le campagne davano imagine di flutti incalzati dalla marea.
Era la marea montante della luce.
E l’antica natura — inconscia e noncurante delle umane vicissitudini — accoglieva con un fremito di gioia quel primo bacio del suo antico signore.
Le piante parevano storpidirsi dal sonno e, tra la ridda delle loro frasche, inviargli un saluto: qui il passeraio, là le cicale, di mezzo il folto de’ cedui, un inno interminabili di stridori e pispigli,
E l’augello dal triplice strido