Che rammenta l’apostolo infido

faceva eco con le sue chicchiriate.

Era bello e strano spettacolo, per lo mezzo di quelle ondulate pendici, sì gaie di rigogliosa vegetazione e così squallide per l’assoluta assenza d’ogni essere umano; lo scorgere quell’uno solo che le traversava a passo lento e solenne.

La maestà della statura, le titaniche forme, le armi scintillanti e già di mezzo secolo più antiche che non ne corresse la usanza; gli prestavano alcunchè di fantastico e pauroso.

Lo avresti detto la divinizzata statua di Arminio scesa dal granitico suo piedistallo dell’Ereburgo, per passeggiare le fiorenti rive della Prader.

Tutt’altri che il figlio di Luca Rinolfo — nell’appressarsi, com’ei faceva, al castello di Camia — avrebbe dovuto temere di correre incontro a inevitabil morte. — Ma Terremoto no, e non perchè facesse a fidanza con la propria forza, ma per altro anche più strano argomento.

Nel militare in Lombardia, toccando quel di Gallarate, s’era imbattuto, insieme al suo capitano, nel famoso Gerolamo Cardano, il quale — richiesto da amendue di un oroscopo — a lui personalmente, per certo segno nero che gli macchiava l’unghia del pollice sinistro, aveva predetto dover cessare di vivere nel cuore di un verno durante il quale cadesse strabocchevole copia di neve.

Superstizioso come i più del suo tempo, Terremoto teneva i pronostici del visionario pavese in conto di altrettanti evangeli e reputava per fermo non poter morire se non quando scoccasse la profetata sua ora. Ferveva la piena state; dunque nulla aveva a temere.

Malgrado ciò — prima di avventurarsi alla cieca nella temeraria impresa di penetrare nella rôcca — volle scandagliare le adiacenze di questa e tentare di riconoscere da’ segni esterni quali ne fossero le interne condizioni. — Girandole intorno intorno, due cose, infatti, rimarcò: l’una, che non vi si trovava anima viva a presidio de’ merli, sicchè tornava possibile il rasentarne le mura, senza svegliare allarmi; l’altra, che tutti i ponti n’erano abbassati e schiusa la porta maggiore.

Su di questa, tre soli uomini si tenevano a guardia, e l’uno di essi, sdraiato a terra, dormiva.